Public Enemy - HE GOT GAME - la recensione
Recensione del 26 mag 1998
Colonna sonora del nuovo film di Spike Lee, "He got game" pone fine al
silenzio del più influente gruppo della scena hip hop statunitense, silenzio che durava
ormai dal 1994, anno in cui la posse di Chuck D aveva dato luce a "Muse sick n hour
message". Lo stellone dei PE di sicuro non ha più brillato come allinizio
degli anni 80, perché nel frattempo lhip hop ha preso altre strade, passando
attraverso laborrito (dai PE) gangsta rap, recuperando la tradizione soul
confidenziale nera e confezionando quindi della musica tanto offensiva e violenta nei
contenuti verbali, quanto gradevole e inoffensiva dal punto di vista più strettamente
sonoro. A questa lezione, in un certo senso, si adeguano in parte anche i Public Enemy,
realizzando per la colonna sonora di questo film un singolo, "He got game", che
è in assoluto il loro brano più digeribile, capace di rendere anche la vecchia
"Give it up" quasi dura in confronto. Niente di male, intendiamoci, anche
perché lalbum è tutto tranne che arrendevole, anche se di sicuro Chuck, Flav e
soci (bentornato, Professor Griff!) non ci danno dentro al massimo anche per esigenze
cinematografiche. Del resto, una colonna sonora ha altri lavori da svolgere e infatti
nelle note a chiusura del disco si annuncia un nuovo album dei PE per lautunno del
98 (dovrebbe intitolarsi "There is a poison goin on"), oltre a un
megamix di tutti i loro successi, una sorta di volume due di "Greatest Misses").
Basta comunque mettere su "He got game" per tornare a rivivere la magia del
gruppo, per perdersi in testi aggressivi e militanti come nessuno, oggi, riesce più a
scriverne sulla scena hip hop USA. Certo, Chuck D non è più uno sbarbato, gli stimoli
potranno in parte essere stati offuscati dai milioni di dollari, ma di certo i loro album
proseguono quellopera di educazione e informazione che Malcom X sosteneva fosse
fondamentale svolgere allinterno della comunità nera. Se il tempo ha reso i Nemici
Pubblici inoffensivi o quasi (tempo fa lFBI aveva aperto, di nascosto,
uninchiesta su di loro considerandoli dei fomentatori di possibili insurrezioni
razziali) ciò non toglie che essi si tengano il loro pulpito ben stretto e da lì
continuino a predicare con grande lucidità: a testimonianza citiamo la presenza del disco
di altri due duri impegnati, vale a dire KRS One e Masta Killa dei Wu-Tang
Clan. Se adesso i loro proclami di guerra fanno meno notizia è perché il sistema che gli
gira intorno ha imparato a non farsi cogliere più di sorpresa. E questo non è detto che
sia un bene. Si è riusciti a riportare con perizia i PE a ciò che essi, per vocazione,
di fatto sono: degli entertainers. E così fatto, si è scongiurato il pericolo di una
rivoluzione, che daltronde, quando hai i soldi in tasca e fai il musicista, ti può
far anche piacere rimandare. La rivoluzione pacifica comunque i PE lhanno fatta
davvero, a suon di conferenze e tournée nelle scuole, continuando ad informare e a
schierarsi in una serie di battaglie civili e politiche (lultima è la causa
tibetana), e rimangono ancora oggi un punto di riferimento nella storia del pensiero
politico black statunitense.