«THE HATEFUL EIGHT ORIGINAL SOUNDTRACK - Ennio Morricone» la recensione di Rockol

Ennio Morricone - THE HATEFUL EIGHT ORIGINAL SOUNDTRACK - la recensione

Recensione del 29 feb 2016 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Un tema melodico minaccioso vaga nell’aria, tagliato da contrappunti sempre più allarmanti. Brevi vocalizzi senza parole appaiono e scompaiono come lampi, mentre gli archi s’inerpicano sul registro più alto. L’orchestrazione si fa carica, tesa, fosca. È il suono di una tragedia che va preparandosi. È il mondo di “The hateful eight”, la colonna sonora firmata da Ennio Morricone ed eseguita dalla Czech National Symphony Orchestra per il western di Quentin Tarantino, uscito nei cinema italiani il 4 febbraio (e in quelli d'oltreoceano il giorno di Natale). Non cercate Sergio Leone, qua dentro, piuttosto il suono pauroso di controfagotti che avanzano minacciosamente, temi circolari, grandi staccati, vibrazioni basse e fosche che rappresentano il sottotesto di brani che creano un forte senso d’anticipazione.


Ambientato alcuni anni dopo la fine della Guerra Civile, il film racconta la storia di due cacciatori di taglie (Kurt Russell e Samuel Jackson), una prigioniera da condurre a Red Rock (Jennifer Jason Leigh) e un presunto sceriffo (Walton Goggins) che trovano rifugio in una baita durante una tempesta di neve. Lì incontrano un ex generale confederato (Bruce Dern) e altri tre figuri (Tim Roth, Demian Bichir, Michael Madsen). Già l’ambientazione – un passo di montagna del Wyoming al posto dei panorami assolati della Monument Valley – lo rende un western singolare. Morricone interpreta questa anomalia con una colonna sonora carica di tensione, dai colori austeri e scuri, di cui la versione integrale di “L’ultima diligenza di Red Rock” è il momento più significativo, sette minuti di grandiosi tumulti sonori.

“È una colonna sonora spaghetti western”, scrive con entusiasmo Quentin Tarantino nelle note di copertina. Non è vero. È qualcosa di più sinistro e inquietante, con un tema ricorrente di otto note che s’insinua nella testa come un tarlo o un presagio, una “Overture” ansiogena, un fugace momento di tregua (“Raggi di sole sulla montagna”), un tema solenne per tromba (“La lettera di Lincoln”) e un breve crescendo come spavento finale. È musica claustrofobica e tetra come del resto s’annuncia il film, girato per lo più in interni, con i personaggi sottoposti a un gioco stressante di reciproci sospetti.

Frutto dell’incontro fra artisti di due diverse generazioni che s’annusavano da tempo, una collaborazione che ha scatenato parecchio hype e le fantasie dei tanti appassionati di musica & cinema, “The hateful eight” ha già meritato una nomination ai Golden Globe. È la prima colonna sonora originale che Tarantino commissiona e al tempo stesso demistifica il processo di composizione per il grande schermo: non un lavoro di sincronizzazione della musica con le immagini, ma un gruppo di partiture composte sulla base del solo copione e di una chiacchierata col regista.

Con un solo mese a disposizione per scrivere, Morricone ha ripescato alcuni inediti composti per il film di John Carpenter “La cosa” (1982) e ha scritto arrangiamenti e variazioni di una manciata di temi pensati appositamente per il film di Tarantino. Ne è uscita una colonna sonora tesa e inquietante, con ottoni e legni usati nei loro colori più scuri. A parte una notevole eccezione – i 12 minuti di “Neve”, l’altro pezzo chiave del disco che cattura per il carattere statico, vagamente ipnotico – la musica trasmette il pathos di un thriller e non le visioni panoramiche di un western. Spaventosa, l’ha definita Tarantino.

Più che al valore delle singole composizioni, la colonna sonora deve il suo fascino a colori e atmosfere. Le musiche sono coese, coerenti, omogenee, ma una maggiore varietà nei temi avrebbe giovato all’ascolto già frammentato dall’introduzione di dialoghi tratti dal film e di quattro canzoni, di cui tre edite. Non si tratta di pezzi di scarso valore e nel contesto del film avranno una ragione d’esistere, ma inseriti nel tessuto della colonna sonora orchestrale funzionano da anticlimax. Si tratta di “Apple blossom” dei White Stripes del secondo album, “Now you’re all alone” di David Hess e “There won’t be many coming home” di Roy Orbison, questi ultimi due legati ad altre pellicole, rispettivamente “L’ultima casa a sinistra” del 1972 e “The fastest guitar alive” del 1967. L’attrice Jennifer Jason Leigh canta in modo rudimentale il traditional “Jim Jones at Botany Bay” che racconta una storia simile a quella del suo personaggio. È interrotta dalla voce burbera del cacciatore di taglie Kurt Russell che le prende la chitarra e la sfascia: “Music time’s over!”.

Superata da tempo la polemica innescata da alcune dichiarazioni del Maestro circa l’uso di sue musiche fuori contesto da parte del regista americano, Morricone potrebbe tornare collaborare con Tarantino per il suo prossimo film. Intanto, ha radunato presso gli studi Abbey Road di Londra la Czech National Symphony Orchestra per un’incisione direct-to-vinyl della colonna sonora che sarà stampata prossimamente in edizione limitata. Nei negozi è già disponibile, oltre al cd, la versione incisa in studio su doppio vinile, che negli Stati Uniti esce per la Third Man Records di Jack White. Nel 2016 Morricone sarà in tour per celebrare i sessant’anni d’attività e sarà oggetto del documentario di Giuseppe Tornatore “Lo sguardo della musica”. Intanto, con “The hateful eight”, scrive uno dei suoi lavori più tetri e fortifica il suo ruolo nell’immaginario pop.
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