«LE COSE CAMBIANO - Giorgio Ciccarelli» la recensione di Rockol

Giorgio Ciccarelli - LE COSE CAMBIANO - la recensione

Recensione del 17 nov 2015 a cura di Marco Di Milia

La recensione

I cambiamenti prima o poi arrivano. Sono parte essenziale del nostro percorso e prima o poi chiunque è costretto, volente o nolente, a farci i conti nella vita. Fatalista probabilmente, possibilista, certamente: spaventano, ma sono anche portatori di nuove opportunità. Lo sa bene Giorgio Ciccarelli, che di cambiamenti in questo ultimo anno ne ha vissuti tanti. O perlomeno un paio, di quelli davvero importanti.

A Novembre 2014 è stata annunciata, cogliendo tutti di sorpresa - forse anche lui stesso - la notizia della sua uscita dagli Afterhours, band nella quale militava dal 2000, inizialmente come membro aggiunto per i live, poi come parte del gruppo a tutti gli effetti, con ampia partecipazione compositiva - non dimentichiamoci che 9 dei 15 brani che compongono Padania portano anche la sua firma. Una carta degli imprevisti davvero pesante, bilanciata però da quella, splendida, delle possibilità: l’incontro con un vecchio amico, Tito Faraci, un amico che ha prestato la sua attività di sceneggiatore per Topolino, Tex, Dylan Dog, Diabolik e qualunque altro eroe di carta possa venirvi in mente. Va da sé che i cambiamenti come le nuove opportunità nella vita seguono traiettorie del tutto imprevedibili.

Una rottura difficile e un’antica amicizia sono quindi le premesse di un nuovo percorso, il primo nella veste, ancora non sperimentata in una carriera più che ventennale, di solista. “Le cose cambiano” esce a un anno esatto dalla separazione del suo autore dalla band milanese che lo ha avuto tra le sue fila per quindici anni. Un periodo ricco di cambiamenti confluito in un lavoro scritto a quattro mani con Tito Faraci, l’uno ha messo musica e voce e l’altro le parole, occupandosi della stesura di tutti i testi per un album tanto intimo quanto liberatorio che si direbbe farina di un unico sacco.

Dentro c’è quello che ti aspetteresti da un chitarrista ruvido, ben piantato nel vivaio del nostro migliore underground - prima degli After ci sono stati anche 4 album dei Sux!, di cui il nostro è stato cantante e autore, tanto per provare a quadrare il cerchio (appunto, come canta nella traccia n. 4 “La quadratura del cerchio”).

Giorgio Ciccarelli ha passato al setaccio la sua lunga storia artistica, mescolando con cura le carte del proprio mazzo, senza rinnegare nulla del suo passato e lasciandosi andare a echi delle sue band precedenti, senza temerne il confronto. Il risultato sono 13 tracce elettriche, dove la sua chitarra alterna momenti nervosi così come abbraccia soluzioni più placide. Ci sono i suoni acidi e distorti, magnetici riff e dolenti ballate dal sapore agrodolce, in un percorso da seguire senza soluzione di continuità, come si trattasse di un’unica lunga traccia fatta di pugni duri dritti allo stomaco e carezze ruvide, che dà corpo a testi che inevitabilmente giocano a carte scoperte, come nel singolo “Venga il mio regno” (Vattene, vattene via!/Via da una vita che è mia!), e si fanno gravi nella ipnotica “Non puoi tradire un amico” (Puoi tradire un’idea…/puoi tradire una donna…/ ma non puoi tradire un amico) o appassionati come nella toccante “Trasparente “(Maschere non ho/non ho nulla da spiegarti/sono totalmente trasparente).

Un album che è anche una storia per immagini - o graphic novel, se vogliamo anglofonizzarci con un termine più ardito - che di questi tempi digitali è anche una sfida nella sfida: ogni brano è stato interpretato da disegnatori differenti che ne hanno colto il proprio punto di vista offrendone una nuova forma visiva. Un booklet dal formato fuori misura racchiude i lavori degli artisti coinvolti - e che artisti: Giorgio Cavazzano, Silvia Ziche, Bruno Brindisi, Alessandro Baronciani, Tuono Pettinato e molti altri. Un piacere del tutto speciale accompagna il frusciare di pagine che profumano di carta e inchiostro, rendendo, secondo le parole dei suoi artefici - Giorgio e Tito - un disco qualcosa di più di un disco.

Un viaggio circolare sul tema a tratti catartico e difficilmente scomponibile, dove dentro c’è tutto quello che ci si aspetterebbe dal “Cicca”, la sua storia artistica, rimasticata e sputata con rabbia ma anche con tanta energica passione, quella di chi è capace di rialzarsi e rimettersi nuovamente in gioco, rimboccandosi le maniche per proseguire la propria strada da solo. Testardo sì, ma anche con tanto cuore.
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