MADE IN THE A.M.

SonyMusic (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5

Per molti, le boy band sono il male assoluto, il simbolo di ciò che non dovrebbe esistere nella musica. E per questi, gli One Direction sono l’incarnazione del male. Solo che ormai non sono più una boy band, e da tempo e ragionare in questi termini è un facile stereotipo. Fanno pop ben fatto, sono al quinto disco in cinque anni - è un appuntamento fisso dell’autunno, ormai.  E da tempo è in atto un progetto per farli crescere, con riferimenti musicali precisi, per farli piacere anche ad un pubblico diverso, più adulto. Ai genitori, oltre che alle figlie. 


Solo che questa volta è diverso. Zayn se n’è andato, e c’è chi maligna che “Made in the A.M.” stia per “After Malik”. Per dire: i Take That non sopravvissero alla fuoriuscita di Robbie Williams nel '95 (pubblicarono solo un best, poi si sciolsero). Un  nuovo album, gli stadi, un amore generalizzato arrivarono solo dopo la reunion, un decennio dopo. Gli One Direction magari verranno rivalutati tra 10 anni, ma intanto nel resto hanno già superato i Take That (e qualsiasi altra boy band). Sono ancora qua, anche senza Malik; ma con questo disco, dopo cui arriverà una pausa, dovevano dimostrare che essere sopravvissuti non basta.

CHI HA LAVORATO AL DISCO
Tre produttori e autori, Jesse Shatkin John Ryan Julian Bunetta, che lavorano con gli One Direction dai tempi del secondo disco. Qualche autore secondario (qualcuno nuovo) e nessun ospite di rilievo. Squadra che vince non si cambia, o forse solo la volontà di dimostrare di potercela fare da soli, senza trucchi e senza “aiutini” ora che Zayn è fuori dal gruppo. E infatti le note annunciano che i 4 ora sono intervenuti di più che nel disco precedente come autori (c’è la firma di almeno uno in dieci delle 13 canzoni dell’edizione standard).

COSA FUNZIONA NEL DISCO
Anche qua funziona quasi tutto: pop preciso al millimetro, con diverse anime. I modelli di riferimento sembrano spesso i Coldplay - il crescendo di “Infinity” sembra arrivare da “Fix you”, bypassando il pathos iniziale di Chris MartiN. “End of the Day” (che ha una linea melodica che in parte ricorda “What’s up delle 4 Non Blondes - la “citazione”/prelievo è sempre stata pratica diffusa da queste parti: ricordate cosa fecero con i Clash o gli Who?) prova a mostrare la maturità con cambi di direzione e di tempo. La chiusura di “History” è un numero acustico volutamente intimo. E gli impasti vocali non soffrono la mancanza di Malik - la cui assenza è più materia da fan che da ascoltatore meno attento.

COSA NON FUNZIONA
Il difetto è quello di sempre: è tutto talmente perfetto, preciso e pulito.  Pure troppo. Non c’è mai un suono fuori posto, non fanno nulla di palesemente sbagliato, tranne forse in “Never enough” (vedi sotto). Se ci sarà un dopo “Made in the A.M.”, se la band ritornerà da questa pausa, il prossimo passo per farli crescere e renderli più “credibili” sarà sporcare un po’ suono e immagine.

LA CANZONE MIGLIORE
"What a feeling": niente a che vedere con il pezzo di “Flashdance” (neanche con citazioni o prelievi”, ma un bel mid tempo, meno anemico e solare, con una chitarra finale. Ma anche la ballata “If I could fly”. E “Hey angel”, che si apre riprendendo (copiando?) il beat di “Bittersweet simphony”, dei Verve, che a loro volta riprendevano (copiavano) i Rolling Stones.

LA PEGGIORE
Senza dubbio “Never enough”, con quegli “Auha!”, e con quei suoni che forse vorrebbero sembrare tribali, ma alla fine sono  un pastrocchio terribile. Va bene giocare con i suoni, ma se non sai come usarli, e meglio lasciarli dove stanno. Decisamente meglio “Walking in the wind”, una delle bonus tracks, ispirata a “Graceland” di Paul Simon (dice Niall). Bella l’intro con la chitarra e i cori, ma il ritornello rovina tutto…

IN POCHE PAROLE.
Anche questa è una perfetta fotografia del pop, solo di quello più tradizionale. Se dell’elettronica non ve ne frega niente, se volete canzoni dritte e possibilmente non banali, ma con qualche suono che riconoscerete… “Made in the A.M.” centra il bersaglio e dimostra che anche in 4, gli One Direction sono una macchina da guerra.


TRACKLIST:

"Hey angel"
"Drag me down"
"Perfect"
"Infinity"
"End of the day"
"If I could fly"
"Long way down"
"Never enough"
"Olivia"
"What a feeling"
"Kove you, goodbye"
"I want to write you a song"
"History"