«ANTHOLOGY - LE NOSTRE ANIME - Franco Battiato» la recensione di Rockol

Franco Battiato - ANTHOLOGY - LE NOSTRE ANIME - la recensione

Recensione del 13 nov 2015 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Chissà che qualcosa stia cambiando anche nella discografia italiana. Mi sono lagnato decine di volte dell’assenza dal nostro mercato di raccolte, cofanetti, box ben progettati e ben realizzati, con pochissime speranze che la situazione potesse cambiare; e invece, abbastanza a sorpresa, da qualche tempo si direbbe che è in atto una tendenza positiva.

Intendiamoci, è ovvio che questi prodotti, essendo destinati solo al mercato interno, non possono raggiungere i livelli di “luxury” concessi ad analoghe iniziative che godono di un mercato internazionale (come quelli che vi abbiamo presentato in questi giorni); ma, insomma, si vede che c’è uno sforzo, dietro, e a volte c’è anche un’idea.

L’idea che sostiene “Le nostre anime”, il box di Franco Battiato pubblicato il 17 novembre, del quale lo stesso protagonista ha parlato nella nostra intervista, è la più semplice ma anche la più corretta: la scelta del materiale da includere è stata affidata allo stesso artista, come lo stesso Battiato ha rivendicato ("Nel corso degli anni ho pubblicato diverse raccolte, la maggior parte delle quali non approvate. Questa è quella definitiva").

La quantità di materiali inclusi nel box “Le nostre anime” è così abbondante da risultare imbarazzante (sei CD con 112 canzoni, di cui 4 inedite, 7 nuove versioni, 19 nuovi mix, 82 remaster, e quattro DVD) e da rendermi impossibile tener fede alla regola che da sempre mi sono autoimposto: prima ascoltare (e in questo caso anche guardare), poi scrivere. Se seguissi il “lodo Zanetti”, di “Le nostre anime” scriverei dopo l’Epifania – ci vuol tempo, ci vuole attenzione, ci vuole tranquillità per assaggiare, assimilare, e riferire di così tanta musica e di così tante immagini (i quattro DVD, dei quali sono particolarmente curioso di infilare nel lettore quello con una selezione da “Bitte, keine reclame”, il programma televisivo curato da Battiato con Manlio Sgalambro che all’epoca della trasmissione – 2004 – non potei vedere perché era trasmesso da un canale satellitare, e io ero ancora fermo all’antenna sul tetto).
Ma si tratta, in massima parte, di canzoni e musiche che già conosco, quindi sarebbe necessario, per valutare correttamente, paragonare ogni brano alla sua versione originaria: compito che dovrò lasciare agli appassionatissimi battiatofili, come quelli che si scambiano informazioni su http://battiatoforum.altervista.org/
E allora, visto che la tracklist, cioè l’informazione di base, la potete reperire qui e visto che di questo box è giusto scrivere oggi, cioè nella data d’uscita, come posso affrontare l’argomento da un punto di vista sghembo e più veloce?
Beh, direi che l’attitudine più evidente che emerge studiando la tracklist è che Battiato non ha alcun desiderio né intenzione di compiacere, solleticare o soddisfare l’ampia cerchia di collezionisti che seguono la sua attività musicale.
Certo è che il più bel regalo che avrebbe potuto includere nel box sarebbe stato “Mesopotamia”, l’album completato nel 1969 e mai pubblicato, del quale ho già riferito qui. Ma, anche senza esagerare, qualche canzone del suo periodo “leggero” l’avrebbe potuta includere: per esempio “La campagna e l’amore”, titolo di stampo tibulliano per la buffa versione italiana provinata da Battiato di “Darla dirladada”, la folksong greca incisa da Dalida nel 1970 (nota curiosa: ne esiste una versione italiana anche di Dalida, ma con un testo diverso, scritto da Pallavicini, una frase del quale dice “ci vuole cosi’ poco in fondo / per diventare il re del mondo” – vi ricorda qualcosa?).

Però lo so, che Battiato del suo periodo “leggero” non ama né parlare né far parlare. E allora, dal forum sopra citato prendo a prestito, ringraziando, alcune suggestioni relative a canzoni e brani e opere di cui si conosce l’esistenza e che non sono mai approdate alla pubblicazione ufficiale.
Per esempio, “Bulgarian song”, canzone in dialetto siciliano cantata dal vivo nel 1981 e poi diventata “Il sole di Austerlitz” per Giuni Russo.
Oppure “The decline and fall of the Roman Empire”, uscita come retro del singolo “Strani giorni” nel lontano 1996 e mai più ripubblicata.
O la favoleggiata “prima versione acustica” di “L’era del cinghiale bianco”, della quale molto si è detto e mai niente si è sentito.
O le musiche di “Il cavaliere dell’intelletto”, terza opera lirica composta da Battiato e rappresentata nel 1994.
O i quattro brani dell’EP “Il ballo del potere”, del 1998 (“Il ballo del potere”, “Stage door 2”, “Emma” e “L’incantesimo”) disponibili solo su iTunes.
Oppure, oppure… ogni fan di Battiato ha la sua lista di “desiderata”, e per accontentare tutti ci vorrebbe un altro box da dieci dischi.
Intanto però abbiamo questo, e questo ascolteremo e guarderemo.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.