«PARADISE IS THERE - Natalie Merchant» la recensione di Rockol

Natalie Merchant - PARADISE IS THERE - la recensione

Recensione del 11 nov 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

20 anni fa usciva uno dei più dischi più belli cantati da una voce femminile: quella di Natalie Merchant, un nome che è già solo musica a pronunciarlo. Il suo “Tigerlily” sta lì, in mezzo alle cose migliori di Patti Smith e Joni Mitchell - per i dire i primi due nomi che mi vengono in mente. E non credo di esagerare.
Una voce calda, potente, ma mai sguaiata, sempre sensuale. Non ce ne sono altre voci così, in giro, e quel disco è il suo capolavoro.

Lei arrivava dai 10.000 Maniacs, band della generazione dei R.E.M. - si diceva, negli anni ‘80, che lei e Stipe avessero una storia. Fecero buoni dischi, ma mai capolavori: la musica non era semplicemente al livello della voce della cantante – il migliore, il più semplice: l'”MTV unplugged” di fine carriera.
Poi arrivò “Tigerlily”. Natalie finalmente fece quello che sapeva e che voleva. Nessun orpello, musica semplice, già classica, a suo modo. E’ un album di quelli di cui ti innamori perdutamente. Canzoni che vanno dalla ballata malinconica e confessionale, al pop-rock (“Wonder”), al rock elettrico (“Carnival”). E quella voce. E lei. Che non è bella, ma ha un fascino immenso, a sentirla e a vederla sul palco. Mi ricordo che venne a presentarlo in Italia, fece uno showcase all’Osteria del Treno. Ci andai con un amico. E quando Natalie iniziò a cantare e a ballare, rimanemmo entrambi a bocca aperta. Natalie si trasformò immediatamente in una delle donne più sexy che io abbia mai visto.

Oggi Natalie Merchant è una signora, che porta bene i suoi anni, ma non li nasconde. Continua ad avere quella bellezza fuori dagli schemi, nel viso come nella musica. Si era un po’ persa: ha fatto ancora dischi, poi si è data al folk: un album di ballate, uno di poesie per bambini messe in musica. Fa concerti con l’orchestra. L’anno scorso, finalmente, un disco a suo nome, il primo di inediti in tanto tempo. Ora arriva “Paradise is there”: è "Tigerlily", quel disco di 20 anni fa, reinciso con la saggezza di oggi.
Le canzoni sono come lei: più mature. Dice che le ha volute reincidere proprio perché nel tempo sono cambiate, così come è cambiata lei. C’è meno rock - per dire “Carnival” perde quella bella e psichedelica chitarra elettrica. Ma non perde il groove, qua riletto in chiave quasi jazzata, con spazzole e acustica. In molte canzoni, la transizione è più naturale: “Beloved wife” o “The letter” erano già delicate e minimali 20 anni fa, ora lo sono ancora di più. Il finale di “Jealousy” e “Wonder” - spostata in chiusura dalla tracklist originale - trova finalmente quel suono aperto che i 10.000 Maniacs trovarono solo a tratti, solo in quell’MTV Unplugged.
“Paradise is there” funziona. Funziona perché le canzoni sono stupende, ora come 20 anni fa. E funziona perché chi ha amato quel disco, lo riascolterà con piacere, reinciso e riarrangiato così bene, senza nulla togliere all’originale. Funziona come disco a se stante, pure con un nuovo ordine delle canzoni, a rispecchiare i nuovi arrangiamenti, mai sopra le righe, come Natalie Merchant. Per chi invece non conosce “Tigerlily”: un’ottima occasione per riscoprire un capolavoro dimenticato.
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