«REVIVAL - Selena Gomez» la recensione di Rockol

Selena Gomez - REVIVAL - la recensione

Recensione del 12 ott 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"Revival" arriva dopo un periodo difficile della carriera di Selena Gomez e a detta della stessa cantante rappresenta la sua rinascita personale e professionale; il disco esce a poco più di un anno di distanza dal riposo forzato al quale l'ex stellina Disney è stata costretta tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014 a causa di un lupus e la conseguente chemioterapia alla quale si è dovuta sottoporre: "Questa è stata la ragione principale per cui mi sono fermata per un po': avrei potuto avere un ictus", ha spiegato Selena - i più maliziosi avevano parlato di un ricovero in una clinica di riabilitazione per disintossicarsi. Rescisso il contratto che la legava alla Hollywood Records e rivoluzionato il proprio management (che era guidato dai suoi genitori), inoltre, la cantante è approdata nel roster della Interscope - etichetta di proprietà del gruppo Universal - ed ha cominciato a lavorare ad un disco che rappresentasse un taglio netto con il passato.

Con "Revival" Selena si è messa a nudo, proprio come sulla copertina del disco - bisogna essere sinceri, però: la Gomez non ha posato proprio nuda, ma ha preferito lasciarsi addosso un paio di slip (azzardò di più Loredana Berté quando, nel 1975, ben quarant'anni fa, si spogliò completamente per le foto dell'album "Streaking"). Nel senso che ha cercato di essere quanto più sincera possibile con il suo pubblico, svelando lati di sé che fino ad oggi erano rimasti nascosti; non a caso, tutte i testi delle canzoni contenute nel disco attingono dall'autobiografico e raccontano di esperienze vissute dalla cantante in prima persona.

Negli intenti di Selena, dunque, "Revival" non vuole essere una raccolta di hit (anche se alle lavorazioni del disco hanno preso parte diversi hit-makers quali Hit Boy, Benny Blanco e Max Martin, impegnati sia nella scrittura dei pezzi che nella produzione) ma un disco che vuole raccontare una storia, la sua storia: il punto di partenza è rappresentato dalla title track ("Mi tuffo nel futuro, ma sono accecata dal sole. Sono rinata in ogni momento, quindi chissà cosa diventerò", canta la Gomez), mentre "Rise" segna un ideale epilogo (è un pezzo che parla di recupero e di ripresa: "Puoi sfruttare la forza che non sapevi di avere, puoi respirare nella tua fede e non importa dove ti trovi: basta chiudere gli occhi e cambiare la tua vita"). Ma c'è spazio anche per temi come le delusioni amorose ("Sober", forse dedicata all'ex fidanzato Justin Bieber: "Non sai come amarmi quando sei sobrio, ma quando ti scoli una bottiglia mi tieni stretta"), la passione e la personalità ("Me & the rhythm", "Hands to myself", "Body heat").

Dal punto di vista più strettamente musicale, con "Revival" Selena Gomez sembra uscire fuori dalla sua zona comfort: le canzoni sono caratterizzate da un mood più oscuro e cupo (in linea con i testi) e a livello di produzione si distaccano da quanto fatto dalla cantante con i suoi precedenti lavori. La produzione è curatissima e i suoni e gli arrangiamenti fanno perdonare testi dalla scrittura un po' banale e sempliciotta: si spazia da episodi sperimentali dove l'elettronica la fa da padrona ("Revival", con un canto pop che si staglia su una base a tratti trap, "Hands to my self" e "Good for you" con A$AP Rocky, dall'arrangiamento minimal che mette in risalto la voce cristallina di Selena - il termine di paragone è FKA twigs) a pezzi dal sound synth dance oriented ("Kill 'em with kindness", "Me & the rhythm", "Survivors"), passando per un episodio di musica black ("Same old love", con un riff alle tastiere che introduce un clima r&b - nel ritornello c'è Charli XCX), una ballad ("Camouflage", intensa nelle strofe e più goffa nel ritornello, dove anche il testo si fa più banale: pensate ai versi "Now I have no idea who you are/It's like you camouflage") e canzoni dalla struttura più pop ("Sober", "Body heat", "Rise").
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