«I AM - Leona Lewis» la recensione di Rockol

Leona Lewis - I AM - la recensione

Recensione del 17 set 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Il titolo del nuovo album di Leona Lewis è "I am", "Io sono", ed è rappresentativo dell'intero lavoro, che la cantante ha presentato come la fotografia di quella che è lei oggi, un'artista più matura rispetto al passato e più cosciente di sé e dei suoi mezzi espressivi: tanto matura e cosciente da metterci la faccia, in questo nuovo disco, curandone la produzione esecutiva (insieme a Toby Gad) e firmando tutti i brani in esso contenuti (ad eccezione di "You knew me when", firmata da Diane Warren, recentemente autrice per Adele e già collaboratrice di Whitney Houston, Christina Aguilera, Beyoncé, Cher e Tina Turner - solo per fare qualche nome).

"I am" è un disco autobiografico, strettamente connesso alle ultime vicende lavorative della cantante (i testi delle dieci canzoni in esso contenute sono tutti autobiografici e tutti relativi al "nuovo corso" della sua carriera): prima classificata alla terza edizione della versione britannica di X Factor, Leona Lewis è, tra i vincitori della trasmissione, quella che è riuscita ad imporsi maggiormente nelle vendite, anche a livello internazionale (anticipando Olly Murs, Rebecca Ferguson e One Direction, concorrenti rispettivamente della sesta - il primo - e della settima edizione del talent, ma non vincitori, i secondi). Il sodalizio artistico con la Syco Music, che portò la cantante a vendere più di dieci milioni di copie vendute in tutto il mondo con gli album "Spirit" e "Echo" (pubblicati rispettivamente nel 2007 e nel 2009), si era tuttavia incrinato tra la fine del 2013 e l'inizio del 2014, quando l'etichetta di Simon Cowell (alla quale i partecipanti a X Factor concedono un diritto di prelazione nel pubblicare i propri dischi nel periodo successivo al programma) aveva elaborato i piani per un nuovo album in studio che avrebbe dovuto rilanciare la carriera di Leona dopo alcuni incidenti di percorso ma che a detta della stessa cantante non ne rispecchiava la vera identità. Leona ha così abbandonato il suo mentore firmando un nuovo contratto discografico con Island Records (divisione di Universal Records), per la quale pubblica ora questo "I am".

Leona Lewis ha avuto la fortuna di trovare una nuova etichetta - una major, nello specifico - pronta a scommettere su di lei e in questo rappresenta un'eccezione (il suo è un destino simile a quello di Michele Bravi, che dopo i risultati non soddisfacenti dell'album d'esordio "A passi piccoli" - uscito per Sony Music lo scorso anno - ha appena firmato un nuovo contratto con Universal per la pubblicazione del suo nuovo lavoro, "I hate music"): chi avrebbe il coraggio di rilevare un'azienda o una società in fase di declino? E soprattutto: come si può rilanciare la carriera di un'artista ormai in fase di declino? I discografici della Island Records ci provano in maniera semplice: lasciando carta bianca alla cantante e al suo team di produttori (tra i quali figurano anche Naughty Boy e Toby Gad).

Il risultato? "I am" è un bel disco: l'ascolto scorre veloce, senza soste, tutto d'un fiato. Le canzoni seguono tutte la struttura consolidata della canzone pop contemporanea (strofa - ritornello - strofa - ritornello - special - ritornello) e a livello di sound sono suddivise in due blocchi principali e consequenziali: uno più soul ("Thunder", "I am", un pezzo blues à la Tom Waits sul modello di "Rumour has it" di Adele intitolato "Fire under my feet" e una ballad vicina alle produzioni più intimiste di Emeli Sandé intitolata "You knew me when"), e uno più orientato verso la musica elettronica ("Ladders", "The essence of me", "Another love song" e "I got you", un pezzo dance-soul che potrebbe essere la "Hold my hand" dell'estate 2016 - a questi bisogna aggiungere "Power", in cui l'impronta elettronica si fa più marcata: alla produzione troviamo Eliot). Nei testi si respira voglia di ricominciare, aria di libertà e riconquista dell'identità: "I'm someone now, I'm someone new. [...] Now I'm free, now I'm fearless", canta Leona Lewis in "You knew me when", sorretta da un ensemble di archi vorticosi; in "I am", invece, afferma con una certa fermezza: "I'm still existing, I'm still here, I am! I am!". Frecciatine all'ex amico e mentore Simon Cowell non mancano; anzi, arrivano subito, precise, nella prima strofa di "Thunder" (brano che apre l'ascolto dell'album), con Leona che canta: "First it was heaven, everything roses and fire, you and I were golden; now it's armageddon and I woke up like a fighter, putting up a legion. You were rising like a star, reigning like a king, while I was waiting in the wings" ("Inizialmente era un paradiso, tutto rose e fiori, tu ed io eravamo d'oro. Ora è una catastrofe e io mi sono svegliata come un combattente, e ho messo su una legione: tu stavi brillando come una stella, regnando come un re, mentre io ero in attesa dietro le quinte"). Ma la cantante non porta rancore, e lo si intuisce dal brano che chiude l'ascolto del disco, "Thank you" (un pezzo r&b con una chitarra elettrica rubata a Santana), un ringraziamento sentito e sincero a chi l'ha sostenuta fin qui.

Leona Lewis non rischia troppo con il nuovo album, non fa nulla d'eccezionale se non proporre una serie di belle canzoni interpretate in maniera magistrale (quando l'arte incontra la vita vengono fuori le cose migliori); il cambio di etichetta, ricominciare da zero, le è servito a ritrovare l'ispirazione persa e quella libertà di espressione che non le permetteva di dare alla luce un disco autentico, come è autentico questo "I am". Se ciò che nel corso degli anni non aveva più permesso a Leona di brillare come ai tempi delle prime grandi hit era davvero il problema dell'impasse creativo, in altre parole, ora la cantante sembra essersi ripresa in pieno ed è pronta a spiccare - di nuovo - il volo. Proprio come sulla copertina dell'album, nella quale è girata di schiena e ha due ali attaccate alle spalle.
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