«THE STORY OF SONNY BOY SLIM - Gary Clark Jr.» la recensione di Rockol

Gary Clark Jr. - THE STORY OF SONNY BOY SLIM - la recensione

Recensione del 16 set 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Chi è Gary Clark Jr.? Uno dei più grandi talenti emersi negli ultimi anni. Un chitarrista enorme, certo. Ma che musica suona? Rock? Blues? Hip-hop? E’ un nuovo Lenny Kravitz o un nuovo Stevie Ray Vaughan?

Riassunto delle puntate precedenti: nel 2010 la Warner firma uno dei più promettenti chitarristi in circolazione, che ha alle spalle anni di gavetta e un paio di produzioni indipendenti nonché una fama da “Next big thing”. Dopo un paio di EP, nel 2012 esce “Blak and blu”, prodotto nientemeno che dal presidente della casa discografica Rob Cavallo: un pastrocchio pop-rock-blues prodotto con suoni contemporanei che non entra in classifica e genera reazioni contrastranti. Lui va dritto per la sua strada e viene chiamato da Eric Clapton, dagli Stones, dai Foo Fighters; continua a suonare dal vivo, con torrenziali concerti rock-blues, che vengono documentati da un buon album dal vivo. E gioca con l’hip-hop, pubblicando un mixtape in cui rimastica il disco precedente.

“The story of Sonny Boy slim” è il suo secondo album di inediti per la Warner, ed è chiamato a sciogliere dubbi rimasti in sospeso: finirà come quei tanti artisti che hanno una fama enorme dal vivo e che non riescono a produrre dischi dello stesso livello? Rimarrà un talento inespresso?
Il “Sonny boy slim” del titolo è lui, Gary Clark Jr: fin dalla copertina si capisce che il taglio dato al disco è meno glamour e più diretto alla sostanza, alla storia e alle radici. “The story of Sonny Boy Slim" è un album che riesce a farci capire chi è questo musicista, anche senza scegliere una direzione musicale precisa, ma mischiando le carte tra diversi generi. Solo che, a differenza dell’album precedente, lo fa senza suoni paraculi, senza una produzione troppo pulita. Anzi, nella diversità mantiene un suono volutamente un po’ sporco, che rende l’album un bel mix tra passato e presente.
L’album si apre con “The healing”, forse il brano migliore del lavoro. Gary Clark Jr. eccede un po’ troppo con qualche “Uh!” da rapper, ma la base elettronica si mischia benissimo con la chitarra, che domina tutto il disco ed è il vero filo conduttore delle canzoni. I campionamenti e le basi quasi hip-hop arrivano anche nei due brani successivi, poi da “Our love” l’album vira verso il classico con un ballatona soul - suoni ripresi in chiave moderna anche da “Hold on”.
Alla fine di “The story of Sonny Boy Slim”, con tutte le sue deviazioni tra un genere e l’altro, emerge che il modello a cui mira Gary Clark Jr. è un altro ancora. E' quello dei Roots: profondamente legati alla tradizione della musica black, ma capaci di suonare qualsiasi cosa, con chiunque, pur rimanendo se stessi. Metteteci che Gary Clark Jr. suona la chitarra come praticamente nessun altro, e che le canzoni ci sono. Avrete un’idea del perché finalmente abbiamo tra le mani un artista che forse è un po’ meno hype di qualche anno fa, che dà ancora e decisamente sostanzioso anche in studio.
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