"Castle", "Drive", "Ghost" e "Control" sono pervasi da un mood oscuro e a livello di sonorità mischiano l'elettronica alla drum and bass, al trip hop e all'r&b (la voce è effettatissima e l'attenzione è rivolta ai piccoli dettagli, alle sfumature: degna di nota la produzione, che ha coinvolto numerosi producer internazionali: tra questi anche Tim Anderson, The Futuristics e Lido - la scrittura è infinitamente malinconica e, se vogliamo tracciare analogie o paragoni con artisti nostrani, ricorda vagamente quella di Elisa per profondità e sensibilità). Viceversa, "Hold me down", "Roman holiday", "Colors" e "New Americana" sono canzonette pop solari, super melodiche e caratterizzate da un'atmosfera che musicalmente parlando sembra fin troppo spensierata (la produzione pare rimandare al repertorio di Katy Perry e anche a livello di vocalità Halsey si avvicina molto al registro e al timbro della collega).
La forza di "Badlands" sta proprio in questo continuo oscillare tra stati d'euforia e altri più oscuri, tra gioia e disperazione, quasi a voler rappresentare materialmente la personalità bipolare della cantautrice: è un disco che non scade né nel pop di facile presa né nell'eccessivo sperimentalismo. Che poi sono pure le due strade che si aprono di fronte a Halsey; sarà interessante capire verso quale direzione (e in che modo) si muoverà la cantante con i suoi prossimi lavori: se sceglierà la strada del pop avrà buone possibilità di diventare la nuova reginetta del genere; se invece sceglierà la strada dello sperimentalismo, allora dovrà essere brava a ritagliarsi un proprio spazio in un panorama che al momento, a livello internazionale, sembra dominato da indomiti concorrenti.