«VERO - Guè Pequeno» la recensione di Rockol

Guè Pequeno - VERO - la recensione

Recensione del 01 lug 2015 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Il rap italiano è un malato cronico di provincialismo. Soffre del complesso di scena di serie B, di piccolo orticello autoalimentato che non porta nulla al suo esterno. E in buona sostanza ha anche ragione. Guarda con occhi sognanti all'America, dove tutti i più importanti rapper di casa nostra sono andati in pellegrinaggio. Ad oggi non sono per nulla chiari i presunti benefici che la frequentazione della terra di Obama avrebbe dovuto portare alla loro musica, ma se la qualità è soggettiva, le vendite lo sono meno e i numeri dicono che i dischi fatti tra la nebbia e le zanzare di Milano hanno avuto riscontri migliori.
Anche Gué Pequeno non è immune al fascino "stranger is better" ed è comprensibilmente fiero che il suo nuovo album esca anche sotto marchio Def Jam, un'etichetta che ha scritto pagine fondamentali della storia del rap U.S.A. Orgoglio raddoppiato dal featuring di Akon, "uno che non dice di sì a tutti", tiene a precisare Gué.
Il grosso limite di "Vero" è la discrasia tra intenzioni e realtà. È un CD che vorrebbe fare due passi avanti rispetto a "Bravo ragazzo " e finisce per farne uno indietro. Perché il disco precedente sorprendeva per la qualità della produzione internazionale e hit come "Rose nere". mentre "Vero" affida il suo biglietto da visita a "Squalo", singolo debole e scontato con un Gué che sfoggia finti denti d'oro come se fosse a South Central e cade nel cliché di un video tutto culi e pose da "Guerrieri della notte", dove è il protagonista pronto ad uccidere il nemico.
Se l'esatta sovrapponibilità tra vissuto e narrato non è a mio avviso un requisito necessario per essere credibili (Baricco non ha fatto il pianista sulle navi transoceaniche ma ne racconta bene le atmosfere) non è però nemmeno una qualità battere e ribattere sugli stessi temi da 15 anni.
"Vero" non è privo di brani gradevoli (il secondo singolo "Le bimbe piangono", per esempio, è un bel pezzo) ma riceverebbe un attestato di stima migliore se, anziché esserne il successore, fosse il capitolo prima di "Bravo ragazzo". Nelle intenzioni Gué chiede alla giuria di alzare l'asta per tentare il record italiano e presentarsi così a una platea internazionale, ma calcola male i passi e il salto. Tutto sommato spesso quando vogliamo fare gli americani otteniamo indietro solo un pro memoria di quanto dalle nostre parti non si stia affatto male.
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