GOODBYE N9VECENTO

Bmg Records (CD)

Antonello Venditti è uno dei più grandi autori di musica italiana, in senso assoluto, degli ultimi trent’anni. Ha fatto decine di scelte discutibili, che altri menestrelli presi a modello etico-comportamentale (massì, facciamo i nomi: Guccini, De Gregori...) non avrebbero mai fatto, e che i giovani, più astuti e “politically correct”, non faranno mai (tutte quelle canzoni su Roma - e sulla Roma!). Ma davanti a certe canzoni del suo repertorio, è difficile non lasciarsi sfuggire un “ooh!” simile a quello che si mormora davanti ai fuochi d’artificio. Da “Le cose della vita” a “La notte prima degli esami”, da “Sotto il segno dei pesci” a “Compagno di scuola”, e persino davanti a “Ci vorrebbe un amico” e “Ricordati di me”, nelle quali il risaputo mestiere si intravede più scopertamente, non si può non sentirsi un pochino toccati, interpellati direttamente da parole e giri melodici che, nel miglior Venditti, sembrano sempre scritti di getto, sull’onda di un impulso al calor bianco che pochi tra i suoi colleghi hanno eguagliato.
Di ciò convinti, la nostra sconfitta di estimatori sta nel fatto che rileggendo gli appunti suggeriti dall’ascolto dell’album con cui Antonello si congeda dal secolo, è impossibile non ammettere che troppe note sono “difensive”. Il che è un modo come un altro di ammettere che “Goodbye n9vecento” è purtroppo un “frutto amaro” come altri che lo hanno preceduto in questo decennio. Non basta parlare dell’ambizione di riepilogo della propria produzione che si respira nel disco (molti brani, in primis “Fianco a fianco” e “In questo mondo che non puoi capire” sono, volutamente, degli aggiornamenti su tematiche già trattate in passato). Né si può difendere una canzone come “Che tesoro che sei” dicendo che in fondo permettiamo anche a Jovanotti, Britti e Carboni di scrivere ignobili melensaggini da giardini pubblici chiamandole canzoni d’amore (aspettiamo solo che uno di loro scriva gli intensi versi “ciccina tatina pallina gughina”).
E non basta dire che in questa summa vendittiana ci dovevano necessariamente essere anche gli aspetti più fiacchi e meno ispirati del cantautore romano, quelli che ogni tanto partoriscono canzoni buone per il “Costanzo Show” tipo “Rocky, Rambo e Sting”. Anzi, qui il brano migliore è proprio un elzeviro popolare come “La coscienza di Zeman”, che nonostante qualche luogo comune (epico-calcistico) di troppo, coglie Venditti in un guizzo di vitalità che rincuora, dopo che lo si è sentito lamentarsi per la perduta “ultima illusione di movimento, prima che cadesse il buio dentro” (da “Fianco a fianco”). E mentre tra accenni all’età dell’Acquario e a Nostradamus soffia un forte vento di inevitabile (ma lo è davvero?) sguardo aereo sul secolo, che segue di pochi giorni quello di Lucio Dalla (“Ciao”), e certamente ne precede altri, possiamo solo fare tesoro di qualche scampolo di ispirazione, scritto “Su questa nave chiamata musica”: “Noi navighiamo senza la bussola, come pirati dei sette mari... Qualcuno prega per la sua anima, qualcuno è un genio, qualcuno è scemo. Hey, guarda, ci sei pure tu”.
Antonè, noi sulla tua nave ci siamo stati sempre piuttosto bene. Ma dà un’occhiata alla bussola, ogni tanto.

Tracklist:

Goodbye Novecento
Shake
In questo mondo che non puoi capire
Che tesoro che sei
Fianco a fianco
Su questa nave chiamata musica
La coscienza di Zeman
Lula
V.A.S.T.