«IN COLOUR - Jamie XX» la recensione di Rockol

Jamie XX - IN COLOUR - la recensione

Recensione del 10 giu 2015 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

Un bambino che gioca coi colori su un'immensa tela bianca sta potenzialmente creando un'opera d'arte. Ma non lo sa e poco gli importa.
Un uomo che gioca con gli stessi colori e con lo stesso primordiale slancio della "prima volta" sta quasi certamente creando un'opera d'arte. Quasi sicuramente lo sa e difficilmente non gli importa.
Ciò che distingue uomo e bambino sono consapevolezza ed esperienza, dunque. O almeno così ci dimostra Jamie Smith, noto ai più come Jamie xx degli xx. Sono anni ormai che il giovane britannico ha scelto di votarsi interamente alla musica, imparando il mestiere del disc jockey e del produttore discografico, unendo il suo nome a quello di Gil Scott-Heron, Drake, Alicia Keys e molti altri. Ora arrivato il suo momento: spente le 26 candeline, radunati gli strumenti e le conoscenze necessarie, Jamie ha deciso di debuttare come solista con un album che si chiama "In colour".
Ci ha messo mezza decade buona per assemblare il disco in modo che questo potesse apparire sufficientemente casuale e brillante. Un complesso lavoro di stratificazione e sottrazione di materia sonora che forma una parete sensoriale a cui ci si può appendere, lungo la quale si può scorrere o alla quale ci si può appoggiare. A noi la scelta.



La prima parte di "In colour" si gioca su un livello astratto e ancestrale. Tracce come "Gosh", "Sleep sound", "See saw", "Just Saying" assecondano la corrente dei synth, tra maree di beat potenti, dolci voci e malinconiche sonorità. In "Onvs" Jamie usa per esempio lo steel pan - strumento a percussione originario di Trinidad, ottenuto da vecchi bidoni metallici - e lo intreccia alla pura elettronica ottenendo un risultato potente e primordiale, ma in qualche modo anche soave e delicato.
La seconda parte invece è più strutturata, concreta e riconoscibile. Si apre non a caso con "Stranger in a room" pezzo realizzato insieme al suo compagno di xx Oliver Sim e che potrebbe facilmente passare per un brano della band. Con "Loud places" - questa volta con Romy Madley Croft, voce e chitarra degli xx - Jamie ci riporta coi piedi per terra, e oltre: il sample di "Could heaven ever be like this" del jazzista Idris Muhammad (tra l'altro, uno degli artisti più campionati dai rapper contemporanei) dona calore e un certo spessore storico culturale al pezzo. E' decisamente coinvolgente.
Si passa poi all' R&B nudo e crudo di "I know there's gonna be (Good times)" con altri due ospiti, i rapper Young Thug e Popcaan.
Le somme si tirano con "The rest is noise", un brano in continua evoluzione: lo stile rimane invariato ma i differenti strumenti fanno il loro ingresso sulla scena per poi lasciare il passo a quello successivo, come l'ultimo saluto sul palco prima del congedo. Con "Girl" scorrono i titoli di coda. Si accendono le luci, lo spettacolo - purtroppo - è finito e Jamie se ne riparte per chissà quale luogo siderale.

Unire logica ed istinto in un caos armonico non è per tutti e di certo non è un mero colpo di fortuna. "In colour" è un lavoro che si basa sulla genialità ponderata di Jamie che è riuscito a mettere la firma su un disco robusto ma tutt'altro che pretenzioso o di nicchia. Gioca con buona parte dei colori della musica, dalle radici della tradizione ai vertici della sperimentazione.
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