«GRANDE RACCORDO ANIMALE - Andrea Appino» la recensione di Rockol

Andrea Appino - GRANDE RACCORDO ANIMALE - la recensione

Recensione del 26 mag 2015 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

C'è una strada che attraversa l'Oceano e collega direttamente New York alle isole del Nord Africa: è il "Grande raccordo animale" progettato da Andrea Appino per riprendere il suo percorso solista e spianare la strada a quanti, come lui, sono pronti a intraprendere un viaggio.
Il cantante pisano si è concesso un altro momento tutto per sé, rimandando ancora di un poco l'appuntamento con gli altri Zen Circus ed esplorando un sentiero differente, un selciato tutto in levare che si lascia attraversare dalla calda brezza del mediterraneo. Non è un caso che la prima traccia dell'album sia intitolata "Ulisse" e che questa risuoni come un inno moderno a "uno dei viaggiatori più conosciuti del mondo". Mentre è alla ricerca della propria Itaca personale, Appino alterna folate di dolci arpeggi a sbuffate di reggae più decise, un andamento che si manterrà costantemente alternato per tutto il disco.



Il vento si placa del tutto con la (semi) malinconica "Rockstar" che potrebbe essere ribattezzata "La ballata di chi si accontenta", dedicata a coloro che non temono le condizioni di un'esistenza semplice e ordinaria.
L'album riprende il ritmo senza intoppi con la titletrack - una bella ironia, visto il palese rimando al Grande Raccordo Anulare che circonda Roma, famoso per il suo sempiterno traffico - fino a raggiunge l'altro capo dell'Oceano con "New York": ora si ingrana la quinta, si preme l'acceleratore e si passa sulla corsia di sinistra per prendere una fresca boccata di internazionalità. Una freschezza che si respira anche in "Linea guida generale" e che si traduce in sperimentazione ne "La volpe e l'elefante", canzone che è come una storiella edificante costruita su suoni, strumenti e melodie che "possono far storcere il naso ai celoduristi della musica 'indipendente' italiana", per dirla con lo stesso Appino. Della medesima spinta sperimentale, probabilmente, "Nabuco Donosor" rappresenta il volto più pesante e oscuro che sprofonda fino a "Buon anno (il guastafeste)", augurio triste e amaro di un felice anno nuovo.
Se "L'isola di Utopia" e "Galassia" cercano invano una propria specifica identità, "Tropico del Cancro" si aggiudica la medaglia al valore: il suo estremo atto di umiltà ("Quattro accordi messi in croce per dirvi che io davvero non lo so, che farne di questa canzone forse solo per riempire il borderò") sortisce proprio l'effetto opposto. E' vero, son solo quattro facili accordi, ma suonano più potenti e sinceri di altri tentativi un po' troppo pedanti e presuntuosi. Per il congedo Appino invece, decide di indossare il cappello da menestrello e di raccontarci una storia da lui stesso vissuta. Una storia divertente.
Per realizzare il suo nuovo disco, Andrea Appino si è avvalso della collaborazione di Paolo Baldini e di tutta la conoscenza sul reggae che questi ha maturato in anni di lavoro con Mellow Mood o Africa Unite o Tre Allegri Ragazzi Morti. La sua impronta c'è e si sente, insomma. "Il grande raccordo animale" suona allo stesso tempo esotico e "di casa", anche grazie a questo sa come rivolgere uno sguardo ironico e profondo tanto alla sconfinata umanità quanto alle piccole cose di ogni giorno. Un buon colpo al cerchio e un buon colpo alla botte.
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