«FEMMINA - Francesco Sarcina» la recensione di Rockol

Francesco Sarcina - FEMMINA - la recensione

Recensione del 25 mag 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

A volte, per un artista, diventa quasi fondamentale rompere con il passato, dare una nuova svolta alla propria carriera, ricominciare da capo. Mettere da parte i dischi di platino, i premi e tutto quello che c'è stato, e ripartire. Diverso, perché le cose cambiano e ti cambiano. Francesco Sarcina, ex frontman de Le Vibrazioni, lo sa bene; lui, che nel 2014 debuttò in veste solista - dopo aver pubblicato ben quattro album in studio con Le Vibrazioni e una serie di singoli diventati quasi dei "cult" degli anni 2000, da "Dedicato a te" a "Angelica", passando per "Raggio di sole", "Ovunque andrò" e "Vieni da me" - con l'album "Io", consegna ora al mercato il suo secondo disco in solitaria, "Femmina", che può essere considerato il vero spartiacque della sua carriera fino ad oggi.





Se con "Io" la rottura con il passato come frontman de Le Vibrazioni non sembrava ancora totale (o comunque evidente), infatti, "Femmina" segna un punto di ri-partenza per Sarcina. Anzitutto, il sequel di "Io" vede il cantautore milanese - che nel frattempo è diventato pure "professore" della scuola di Amici, il noto talent show - vestire per la prima volta i panni di interprete di alcuni testi nati dalla collaborazione con giovani autori italiani (Ermal Meta, Renato Mordenti, Antonio Filippetti); a differenza del precedente album, poi, che era interamente suonato da Francesco, le registrazioni di "Femmina" hanno coinvolto un bel gruppetto di musicisti (oltre allo stesso Sarcina troviamo il produttore Fabrizio Ferraguzzo, i percussionisti Andrea Polidori e Donato Romano, il bassista Lucio Fasino, il chitarrista Max Elli). Il cambiamento più significativo, però, riguarda il sound: per le chitarre elettriche e il rock'n'roll c'è poco spazio, e quasi tutto l'album verte sul suono degli archi e su melodie molto (ma molto) classiche.

I riff di chitarra e i loop elettronici di "Femmina" che aprono il disco lasciano presto spazio all'orchestra incisiva di ballad come "Parte di me", "Un miracolo" (con un giro di accordi iniziale, al piano, che pare richiamare quelli della mengoniana "L'essenziale"), "Senza pelle" e "Benvenuta nel mondo". L'anima rock di Sarcina, però, grida vendetta e lo fa attraverso "Ossigeno": scritto e composto da autori internazionali quali Kevin Kadish, Audra Mae e Nick Monson, è il pezzo più "up" del disco, caratterizzato da sonorità ruvide, spigolose e potenti; tra le prove più credibili e convincenti dell'intero album, insieme a "Non ti basta mai" (dove il rock scende a compromessi con gli archi e pure con sprazzi di elettronica). Si tratta, però, solo di due brevi comparsate: con "Se tu" - una nenia, o quasi - e "Miele" l'orchestra torna infatti ad assumere il ruolo di assoluta protagonista. E quello che si presenta come il brano più interessante a livello di atmosfera e sonorità, "Come sei", con lo psichedelico che prende finalmente il sopravvento sul classico, viene presentato sotto forma di coda della durata di appena un minuto e mezzo: un vero peccato.

Se "Io" poteva essere considerato un disco di idee attraverso il quale l'ex frontman de Le Vibrazioni metteva alla prova la sua versatilità esplorando diverse sonorità (pur non allontanandosi troppo dai territori del rock e delle power ballad), "Femmina" appare come un disco con un centro ben definito che focalizza l'attenzione su quello che Francesco Sarcina è oggi: un cantautore decisamente meno incazzato che in passato, più sensibile, romantico e sentimentale. E del rocker che apriva i concerti di Pino Scotto e che faceva il backliner per gli Afterhours, i Verdena e i Bluvertigo sembra non esserci più traccia.
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