Royalize - RYLZ - la recensione

Recensione del 09 giu 1999

L’etichetta è la Royality. Pardo si è occupato dei computer e dei mixer. BBDAI ha fatto la sua parte come Maestro di Cerimonie (o MC che dir si voglia). Il risultato? “RYLZ”, un disco pensato da una scheggia impazzita dei Casino Royale con in testa una gran voglia di drum’n’bass. Un momento, un momento, direte voi. Che cosa c’entrano BBDAI e Pardo con Casino Royale? C’entrano eccome, perché BBDAI altro non è se non Alioscia e Pardo è in realtà il chitarrista della famosa band milanese. Insieme, con la complicità di uno dei produttori di punta della scena drum’n’bass inglese (il giro è quello giusto, quello di Goldie e della Metalheadz), hanno confezionato un album di d’n’b puro come pochi in Italia hanno osato fare. Una forzatura? Un allontanamento dal sentiero dei Casino? Un ulteriore sterzata alla ricerca del nuovo trend? Niente di tutto questo. Perché? Perché Alì e Michelino non hanno forzato assolutamente nulla, visto che il d’n’b è parte naturale del percorso di chiunque, come loro, in questo decennio, abbia ascoltato hip hop (la matrice delle battute d’n’b arriva da lì) e reggae (da cui, storicamente, derivano molti dei bassi usati dai junglists). Non si sono allontanati dai Casino perché di fatto Royalize è un'altra cosa, come è un’altra storia pure il progetto di Giuliano (The Blue Beaters). E non sono nemmeno andati dietro al solito trend perché “RYLZ” ha così tanta personalità da rimanere sganciato da qualsiasi accusa di “trendismo”. La forza di “RYLZ” sta proprio qui. Nell’aver fatto un coraggioso investimento in un genere underground come il drum’n’bass, adottando la formula più intransigente (la matrice techstep, darkcore) e, nonostante tutto questo, essere riusciti, con il solito gran gusto di Michelino (alias Pardo) per la scelta dei samples, a rimanere agganciati alle proprie radici, in cui scorre, da sempre, la linfa del roots reggae (ben presente in “Radio royale”, “In profondità” e nella bellissima “Doje Pound”, in cui compare anche Raiss) e dove trovano spazio anche il funk (quello congelato alla maniera di Optical di “La tua lingua sul mio cuore”, un brano a cui ha collaborato Asia Argento) o il così detto drumfunk (l’ultimo trend londinese) di “Dr. Paulji”. Ma non è tutto, perché “RYLZ” è un gran bel disco di d’n’b che nulla ha da invidiare alle produzioni d’oltre manica.

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