«IL MIO STILE - Mauro Ermanno Giovanardi» la recensione di Rockol

Mauro Ermanno Giovanardi - IL MIO STILE - la recensione

Recensione del 24 apr 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Mauro Ermanno Giovanardi non ha mai nascosto la sua passione per la musica e la cultura degli anni Sessanta; più volte ha dichiarato di essere affascinato dai grandi crooner, dalle colonne sonore e di avere uno spirito e un'attitudine rock'n'roll (nonostante la formazione musicale prettamente post punk e nella new wave). Alla musica degli anni Sessanta il cantautore ha dedicato pure un disco di inediti, "Ho sognato troppo l'altra notte?", consegnato al mercato nel 2011 e ricco di suggestioni e riferimenti al periodo di Mina a Studio 1, ai gruppi beat, alle chitarre western e al Maestro Ennio Morricone, alle grandi melodie dei '60 (basti ascoltare il primo singolo estratto dal disco, "Io confesso", sesto posto nella classifica finale del Festival di Sanremo 2011, pensato inizialmente come un duetto con Giusy Ferreri).

Questa breve premessa per dire che "Il mio stile", primo album di Giovanardi a contenere solamente brani inediti in quattro anni, si presenta all'ascolto come una sorta di continuazione dello stesso "Ho sognato troppo l'altra notte?" e sembra costituire con quest'ultimo quasi un unico disco; il nuovo lavoro dell'ex frontman dei La Crus potrebbe essere considerato a tutti gli effetti un concept album che vede Giovanardi tornare ad omaggiare la musica e la cultura degli anni '60: lo stesso cantautore, d'altronde, lo ha definito come un film a episodi con i colori della Nouvelle Vague (il movimento cinematografico francese nato alla fine degli anni '50 i cui massimi esponenti sono François Truffaut e Jean-Luc Godard, dietro la cinepresa di capolavori assoluti quali "I quattrocento colpi" e "Fino all'ultimo respiro - À bout de souffle", considerati veri e propri manifesti della Nouvelle Vague) e del cinema di Quentin Tarantino. Un omaggio che si fonda su un grosso lavoro, non solo sull'aspetto musicale (e dunque sul suono e sulla strumentazione impiegata), ma anche sull'aspetto contenutistico e dunque sui testi, scritti insieme ad autori quali Giuseppe Anastasi, Niccolò Agliardi, Gianmaria Testa e Cheope, immersi nell'immaginario degli "anni della rinascita" e della Dolce Vita. Tutti molto simili tra loro (salvo un paio di eccezioni), gli arrangiamenti dei brani vertono su una sezione di fiati da club newyorkese e sui cori di un quartetto vocale chiamato a sostenere l'interpretazione di Mauro Ermanno Giovanardi: meno spazio, dunque, agli archi (che avevano invece rivestito un ruolo fondamentale negli arrangiamenti di "Ho sognato troppo l'altra notte?").

"Sono come mi vedi", brano che apre l'ascolto del disco, pare una sorta di dichiarazione di intenti: "Rifuggo da un modello senza patria e senza dio, ma adoro Frank Sinatra quando canta: l'ho fatto a modo mio. E sono qui, con poco in tasca, ma sono così... Sono come mi vedi", canta Giovanardi nell'inciso del pezzo. Il gospel di "Se c'è un Dio" riscalda l'atmosfera, che poi si fa più pacata e intimista in "Tre volte" (dall'arrangiamento più scarno, vuoto); le schitarrate di "Su una lama" introducono sonorità più rock'n'roll, mentre nella cover de "Il mio stile" di Leo Ferré la voce del cantautore si fa tanto espressionista da diventare quasi irriconoscibile. "Aspetta un attimo" è un flamenco à la "Se bruciasse la città", con il canto di Giovanardi che si fa più appassionato (e così è pure in "Come esistere anch'io", tra gli episodi migliori del disco). Il brano più suggestivo ed evocativo arriva quasi sul finale ed è "Nel centro di Milano", dalle atmosfere più scure a suggerire l'immagine di una giornata invernale di pioggia, di macchine che sfrecciano sull'asfalto bagnato e di lampioni che illuminano timidamente i marciapiedi.

La produzione artistica de "Il mio stile" è stata affidata a Leziero Rescigno e a Roberto Vernetti, con il contributo dello stesso Mauro Ermanno Giovanardi; alle lavorazioni del disco, che si sono svolte tra Milano, Monza, Vercelli, Brescia e Padova, ha preso parte anche il Maestro Fabio Gurian, chiamato ad arriangiare i fiati.
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