«SQUALLOR - Fabri Fibra» la recensione di Rockol

Fabri Fibra - SQUALLOR - la recensione

Recensione del 12 apr 2015 a cura di Fabrizio Zanoni

La recensione

Che voti aveva a scuola nei temi Fibra? Me lo sono chiesto ascoltando e riascoltando le tracce che compongono il suo nuovo disco, uscito a sorpresa il 7 Aprile. Fibra ha la tendenza a non tenere il tema. E' il suo bello, ciò che definisce il suo modo di fare musica e di raccontare: parte con un'idea e poi divaga sullo scibile umano. Una tavolozza di frasi, di idee, assemblate in metrica sulla base strumentale di turno. "Il testo non si capisce/Lo spero almeno" rappa in "Alieno".
Anche ascoltato ininterrottamente da una settimana, lascia sensazioni che si sovrappongono, che richiedono altro tempo per essere elaborate. Sono 85 minuti non facili, quelli di "Squallor", un rap ai peperoni: roba buona, ma che non si assimila e si smaltisce in un battito di ciglia. Non ha pezzi piacioni, duetti con la bella voce femminile del momento, non è "music for the masses".
Probabilmente è giusto che "Il rap nel mio paese" sia stato scelto come primo singolo, è la canzone più diretta; e poi c'è il dissing con Fedez: i due rapper più seguiti dello stivale che litigano è manna dal cielo per i media. Curioso peraltro che nello stesso brano Fibra tenda virtualmente la mano all'ex amico Vacca, con il quale ha dato vita per un anno a una infinita rissa a colpi di tracce botta e risposta.
Se "Squallor" ha una qualità, è quella di essere indiscutibilmente un disco di Fibra, molto coerente con quello che era ed è lo stile di Fabrizio Tarducci: per temi, tecnica di rappata, incastri di parole, pensieri che cadono sulle tracce senza mediare con il mercato, autocritica (vedasi il brano "E.U.R.O."), ragionamenti che per arrivare da un punto all'altro seguono le vie infinite dell'arabesco
. Rispetto al passato l'artista di Senigallia ha perso per strada un po' il sorriso, c'è decisamente poca voglia di scherzare in "Squallor". Tarducci per un'ora e mezza fa quello che gli pare senza mediazioni: va in extrabeat di punto in bianco, blocca le strumentali, mette l'audio di quello che potrebbe essere un maiale sgozzato al termine di una traccia. Lui stesso in "Pablo Escobar" ci rivela la sua formula magica: "Un consiglio a tutti per farcela: esagerate". E lui esagera, nel bene e nel male. 21 canzoni sono un'overdose di parole, non tutte imperdibili. "Come Vasco", ad esempio, ha un testo veramente debole, ma i brani validi però non mancano: ad esempio "Rock that shit" che ospita il rapper francese Ypussoupha, "Dexter" e la title track "Squallor". Molti gli ospiti: Marra, Guè, Clementino, Nitro, Salmo giusto per citare i più conosciuti con gli ultimi due tra i più incisivi. Gaber in un suo celebre monologo diceva "Secondo me per essere bravi in certi sport non è che bisogna essere proprio imbecilli, però aiuta!". Questo disco di Fibra è un trip: non è necessario essere folli per entrare pienamente nel suo mondo, però probabilmente aiuta.
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