«OL' GLORY - JJ Grey & Mofro» la recensione di Rockol

JJ Grey & Mofro - OL' GLORY - la recensione

Recensione del 20 mar 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’è una scena, nella serie più popolare di questi mesi, “House of cards”. L’ultima puntata della terza stagione si apre su un personaggio, ripreso nella sua quotidianità - non dico nulla di più per evitare spoiler, ma in realtà non succede nulla di sconvolgente. Non è solo quello che si vede, ma è l’associazione con la musica che rende quella scena drammatica: in sottofondo va un bluesaccio, stupendo, che potrebbe arrivare da un disco soul degli anni ‘60. Invece è di una band attuale, ma quasi sconosciuta da noi JJ Grey & Mofro. Il cantante è un bianco, e la canzone si intitola “The sun is shining down” ed arriva da "The choice cuts", un loro disco del 2009: va avanti per quasi due minuti, poi il personaggio si toglie le cuffie e la musica si interrompe.

E’ una sorta di consacrazione, per una band in pista da oltre 10 anni, che ha appena pubblicato un album, questo - e che grazie a quella scena avrà finalmente un po’ di visibilità mainstream. “Ol’ glory” esce per la Mascot/Provogue, che negli anni è diventata un punto di riferimento per il rock e il blues sudista e sudato, con gente come i Gov’t Mule, Beth Hart (che presto vedrete da queste parti in uno strepitoso Live@rockol e che in giro per l’Europa fa concerti per migliaia di persone), Joe Bonamassa (un altro che fa sold out ovunque, nel vecchio continente).
Come tutti questi artisti, JJ Grey & Mofro sono retromaniaci, fin dal titolo: arrivano dalla Florida, e fanno un rock con venature blues e soul, con fiati in bell’evidenza, fin dall’apertura di “Everything is a song”, e quella voce bianca che sembra nera e sembra arrivare dalla capsula del tempo. Il meglio lo danno quando mischiano i generi - c’è un piccolo gioiello in questo disco, e si intitola “Every minute”: si apre come “So far away” dei Dire Straits, e poi cresce, con chitarre, fiati e un assolo finale che sporca il finale, come solo la miglior black music sa fare.




Si vede, e si sente, che la band suona e tanto dal vivo, e che le canzoni arrivano da quel mondo - quello poi è il pregio e il limite di queste band, abituate a lunghe jam sul palco, che poi faticano a concentrare in canzoni.
Non è un problema di questa band - che ha pubblicato uno stupendo album dal vivo, “Brighter days”, che vale la pena andare a recuperare - ma che riesce a condensare anche in studio la sua bravura, con canzoni-canzoni, come “Turn loose”, o le ballate di “Tic tac toe”, e anche dedicarsi a qualche jam come nella lunga “Ol’ glory”.
Insomma, una band che non scopre niente, ma esegue con passione e bravura un genere preciso. Ecco, sono una band “di genere”, il che è un altro modo per dire “di nicchia” - non è musica per tutti. Ma le canzoni di “Ol’glory” scorrono via che è un piacere, tra voci roche, chitarre, hammond e fiati. Sperando di poterli di vedere dal vivo, questo è un ottimo punto di partenza per (ri)scoprirli.
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