«GOON - Tobias Jesso Jr.» la recensione di Rockol

Tobias Jesso Jr. - GOON - la recensione

Recensione del 17 mar 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

In gergo giornalistico, Tobias Jesso Jr. è quella che si definisce una “good story”, una storia che funziona. Un ragazzone canadese sconosciuto che arriva a raccontare le contraddizioni del sogno americano, sembrando sincero e spontaneo nelle canzoni e nell'aspetto, ancora di più se si pensa che esordisce a 29 anni, e fino all’altro giorno non ha praticamente mai usato la voce e cantato dal vivo. Una di quelle storie che ci fanno credere che la musica bella salti ancora fuori all’improvviso, quasi dal nulla.
Benvenuti nel mondo di Tobias Jesso Jr. - “la stazza di un giocatore NBA con l’energia - e i capelli - di un teenager stordito”, secondo il New York Times. Già, perché questo ragazzone sta facendo impazzire tutti: la stampa generalista, le testate “cool”, Jimmy Fallon (che l’ha voluto nel suo show un mese fa, per la sua prima apparizione TV in assoluto) e Adele (due tweet in tutto il 2015, uno era per lui: “This is fantastic”).

La storia dice che qualche anno fa Jesso si trasferisce in California, per fare il bassista. Dopo quattro anni senza risultati, torna a casa per curare la madre malata. Trova un pianoforte a casa della sorella, inizia a comporre e a cantare delle sue (dis)avventure in America. Posta le sue canzoni in rete, entra in contatto Chet "JR" White (ex Girls), che se ne innamora. Per produrre il disco arrivano anche Patrick Carney dei Black Keys e Ariel Rechtshaid (Vampire Weekend, Haim, Sky Ferreira). Ed inizia l’hype: Pitchfork incensa la sua “True love”, e poco per volta l’aspettativa sale sempre più. A novembre arriva “Hollywood”, con gente che grida al miracolo, a dicembre l’annuncio di questo “Goon”, che è il disco di debutto più celebrato di questi primi mesi: non è ancora uscito che già Metacritic gli attribuisce un punteggio di 82/100.

Ciò che piace di Tobias Jesso Jr., alla fine, è proprio il suo limite maggiore: la sua naiveté, la sua spontaneità - le sue sono canzoni molto semplici, molto dirette, molto viscerali, anche se prodotte molto bene, in maniera pulita. Insomma, “il passo pocoinnocente di chi innocente non è”, per dirla con il nostro Fossati.
E' tutto molto californiano, in questo "Goon": il termine di paragone più evocato è il primo Randy Newman. Oppure i cantanti intimisti e minori della Los Angeles degli anni '70: canzoni come “Hollywood” sembrano uscire dalla macchina del tempo perfette il disco di qualcuno che sta fianco a fianco ad un J.D. Souther, o ad una Laura Nyro. A Jesso manca completamente l’ironia di Newman, che peraltro era un’eccezione - i californiani si sono sempre presi molto sul serio.
Qua persino il sax acido che compare alla fine di “Hollywood” è sofferto e meditabondo come la copertina e come le parole sulla difficoltà di farcela da quelle parti. Lo stesso vale per le 12 canzoni del disco - che denotano una maturità compositiva notevole per un esordiente, seppure di 29 anni. Meglio quando si apre un po’ di più, come in “How could you babe” (la canzone che ha fatto impazzire Adele), con il finale soul e più orchestrato, tra cori e archi, o come la più ritmata “Crocodile tears”. Ma la linea generale è quella di canzoni basate su un giro di piano, una melodia e parole altrettanto disarmanti, a cui viene aggiunto qua e là qualche tocco, ma sempre stando ben attenti senza intaccare la spontaneità di base del pezzo - e qua si vede l’esperienza dei produttori, che vogliono lasciare grezzo il loro diamante, offrendocelo senza tagli o montature che lo impreziosiscano troppo.





In casi come questi è sempre difficile distinguere la sostanza dalla forma, il discorso dall’oggetto, perché in fin dei conti entrambi concorrono a rendere interessante il tutto. Quello di Tobias Jesso Jr. è un talento puro, bello e intrigante per tanto per la sua semplicità quanto per la sua storia. Forse non il genio di cui si legge in giro, o forse semplicemente non ancora. Comunque una boccata d’aria rispetto alla musica troppo pensata, strutturata e iperprodotta che gira intorno.
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