«COME I CARNEVALI - Bobo Rondelli» la recensione di Rockol

Bobo Rondelli - COME I CARNEVALI - la recensione

Recensione del 11 mar 2015 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Sei anni fa, Bobo Rondelli consegnava al mercato "Per amor del cielo", un disco dalle atmosfere sognanti che - dopo ben sei album pubblicati come frontman del gruppo Ottavo Padiglione e dopo un lungo periodo di silenzio - lo riportò alla ribalta come autore e cantautore; "Come i Carnevali", che è il nuovo lavoro in studio di Rondelli, vede quest'ultimo ritornare proprio alle atmosfere musicali un poco oniriche e un poco trasognate di "Per amor del cielo" (non a caso, per questo suo nuovo lavoro Bobo ha deciso di avvalersi della collaborazione di Filippo Gatti, produttore che lo aveva già affiancato nelle lavorazioni del disco del 2009). L'album, il terzo pubblicato dal cantautore in veste solista, arriva a quattro anni di distanza dal precedente "L'ora dell'ormai" e a due da "A famous local singer", il disco realizzato in collaborazione con la brass band de L'orchestrino. Scritto insieme a Francesco Bianconi dei Baustelle e ai musicisti Fabio Marchiori e Simone Padovani (già componenti de L'orchestrino), "Come i Carnevali" contiene dieci canzoni che vedono il cantautore toscano raccontare storie di ordinaria quotidianità con atteggiamento critico, disincantato ma al tempo stesso bizzarro e stravagante.

Un elemento caratterizzante di questo nuovo lavoro di Bobo Rondelli è il fatto che molti dei brani contenuti all'interno del disco sono filtrati dalla letteratura e dal cinema. Il tutto già a partire dalla canzone che apre l'ascolto dell'album, "Carnevali": si tratta di un pezzo essenzialmente folk, ma contaminato da un tocco di elettronica, pensato come omaggio al poeta fiorentino Emanuel Carnevali (partito, ad appena sedici anni, per gli Stati Uniti e stimato - tra gli altri - anche da Ezra Pound; una curiosità: le gesta del Carnevali furono già cantate nel 1995 dai Massimo Volume nella canzone "Il primo Dio", contenuta all'interno dell'album "Lungo i bordi"); "Cielo e terra", arricchita dalla presenza di una piccola orchestra, è ispirata invece al romanzo "Le notti bianche" di Fëdor Dostoevskij e narra l'incontro, quasi fatalista, tra due innamorati (l'opera dello scrittore russo fu pure oggetto di una trasposizione cinematografica, nel 1957, quando Luchino Visconti ne realizzò un film con protagonisti Marcello Mastroianni e Maria Schell - a differenza del romanzo di Dostoevskij, ambientato a San Pietroburgo, la storia raccontata da Visconti si svolgeva a Livorno, la città che ha dato i natali a Rondelli); in "Autorizza papà", che musicalmente parlando è il brano più rock'n'roll e strampalato del disco, l'ispirazione proviene dall'episodio "L'educazione sentimentale" del film di Dino Risi "I mostri" (datato 1963): protagonisti qui sono un padre (che nella pellicola è interpretato da Ugo Tognazzi) impegnato ad educare suo figlio (Ricky Tognazzi), prendendo però a modello esempi del tutto diseducativi; "Ugo's dilemma", una storia ambientata nelle osterie livornesi (anche a livello musicale, attraverso l'impiego di una pluralità di strumenti - dall'ukulele al cuatro, passando per le tastiere e addirittura per un bidone - si ha l'impressione di essere nel bel mezzo di una fanfara generale), racconta invece le disavventure di un vero e proprio inetto, Ugo, il cui profilo pare ricordare quello di Zeno Cosini (protagonista de "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo).

L'atteggiamento critico con cui Rondelli racconta alcune delle storie contenute in questo suo nuovo disco, come accennavamo poco sopra, emerge in brani dalle atmosfere più distese quali "Nara F." (un omaggio all'amore materno nel quale vengono pure denunciate le ingiustizie subite durante l'infanzia sottoproletaria di un tempo: "Tredici anni a lavorar come una schiava/il padrone del podere importunava/come bestia era chi non possedeva/quasi fosse una tua colpa da nascondere", canta in una strofa della canzone il cantautore) e "La statale cosmica" (che narra l'amore di due ragazzi di provincia, mettendo però in luce il grottesco della nostra società: "Me ne vado via di qua, geografia di nullità, in provincia non ci posso star. Lo dicevi già anni fa ed ancora che sei qua, nella casa insieme con mammà", recita ad esempio la prima strofa del brano); e se il canto di Rondelli si fa tanto espressionista quanto appassionato ed eccedente in "Tieni il mio amore", che è essenzialmente un invito a conservare in un ideale "scrigno del tempo" quell'amore che c'è stato e che non c'è più, in "Maestro Goldszmit" la voce del cantautore si fa più dolce e temperata ad interpretare una nenia ispirata alla figura del pedagogo ebreo Henryk Goldszmit.

"Come i Carnevali" è un disco estremamente vario, colorato, sia per quanto riguarda i testi sia per quanto riguarda l'aspetto più strettamente musicale; proprio come nelle sfilate di Carnevale, in appena trenta minuti di musica si susseguono maschere da commedia dell'arte, stereotipi del moderno italiano medio, inetti incapaci di vivere serenamente e personaggi più "elevati" e tragici. E in questo senso, quello di Bobo Rondelli è un disco che sa far divertire e al tempo stesso riflettere.
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