«FEAR AND SATURDAY NIGHT - Ryan Bingham» la recensione di Rockol

Ryan Bingham - FEAR AND SATURDAY NIGHT - la recensione

Recensione del 28 gen 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono dischi che non hanno storie, e ci sono dischi che di storie ne hanno persino troppe. Ci sono album come quello dei Decemberists, dischi-dischi fatti di canzoni-canzoni, pochi fronzoli, solo grande musica. E poi ci sono dischi come questo di Ryan Bingham. Quando, nella prima canzone canta “Nobody knows about my trouble/ever since I was a baby I was running from everything I know” non è finzione, non è invenzione narrativa. Ryan Bingham non è un borghesuccio che gioca a fare il cowboy o che ripete gli stereotipi del country e del blues. E’ cresciuto lavorando ai rodei, cercando in qualche modo di salvarsi attraverso la musica da due genitori alcolizzati. Quando nel 2007 esordì con “Mescalito” era poco più che un ventenne che cantava con la sicurezza di chi ha decenni di vita alle spalle. Quando nel 2010 ha vinto l’oscar con “The weary kind”, riuscì a raccontare i problemi di una country star in declino come se quella fosse la sua storia, ed era poco più che ad inizio carriera. La sua voce, allora, come oggi, ha la pasta di chi ha vissuto sul serio - il suo modo di cantare ha un fondo duro, ghiaioso che ricorda (in piccolo) la voce pastosa e rude di Tom Waits - fatevi un giro sul suo canale YouTube e sentite una delle cover che periodicamente carica.
Questo “Fear and Saturday night” è un Instant classic. Le note dicono che è stato registrato in una roulotte isolata nelle montagne della California, senza elettricità o contatti con il mondo - e così ha potuto fare pace con se stesso, con la propria storia, con il mondo. Una narrazione che funziona sempre, quella della reclusione per l’ispirazione (ricordate il primo album di Bon Iver?). Ma funziona anche il risultato: 12 canzoni classiche nell’impostazione, senza fronzoli, che compongono un disco senza tempo.




Non è semplicemente country, quello di Ryan Bingham - non lo è mai stato, anche se lui gioca ancora con quel mondo e con quell’immagine (il cappello in copertina): sono canzoni che parlano di sabato sera (e di scatenare un po’ d’inferno), di tatuaggi e cuori infranti, di diamanti grezzi - le metafore forse non sono tra le più innovative. Ryan Bingham non ha mai preteso di esserlo: è semplicemente uno che maneggia alla perfezione certi suoni, un certo modo di cantare e di narrare. Un modo “classico”, appunto, per un disco di “classic rock” che è un piccolo classico nel suo genere.
Ok, forse si è abusato di quest’aggettivo, ma il concetto è chiaro: se vi piace il genere, Ryan Bingham è sul livello di cantanti più noti, come Ryan Adams - e questo “Fear and Saturday night” è da ascoltare.
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