«SEEDS - Tv On The Radio» la recensione di Rockol

Tv On The Radio - SEEDS - la recensione

Recensione del 20 nov 2014 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Dopo la morte nel 2011 del bassista Gerard Smith, i TV On The Radio avrebbero potuto mollare tutto. “Potevamo chiuderla lì” ha detto a Billboard il cantante Tunde Adebimpe “ed essere felici di quel che avevamo combinato”. Oppure avrebbero potuto uscirsene con un disco cupo e pensoso. E invece rieccoli con il loro album più diretto e facile. Pop, persino. È un bel modo per riemergere dal limbo d’incertezza in cui stavano. “Seeds” ci dice di una band di musicisti che celebrano il proprio legame con una festa, o qualcosa del genere. La sua forza catartica deriva dalla prospettiva positiva, dalle melodie cantabili, dal tono insolitamente luminoso. I musicisti si sono accostati alle registrazioni con cautela, una canzone alla volta, per vedere che cosa accadeva. Hanno scoperto che era possibile fare musica senza drammi e fantasmi. Che c’è ancora vita, da questa parte del rock.

Ho scritto pop, ma “Seeds” non è “1989”. Non rinnega del tutto lo stile dei TV On The Radio, quel modo d’accostare generi e sensibilità differenti, la capacità d’essere espressivi incrociando il rock con altre musiche. Ma è decisamente più lineare e meno sottile dei lavori precedenti. Nessuno stupore: esiste una lunga tradizione di gruppi americani, come i R.E.M. della seconda metà degli anni ’80, che una volta emersi dall’underground hanno semplificato il loro linguaggio facendo canzoni più convenzionali. Qui non c’è nessun pezzo con la forza di “Fall on me” o di “It’s the end of the world”. Però c’è “Could you”, che oltre al suono tintinnante di una chitarra elettrica, i fiati quasi rhythm & blues e quell’aria da estate dell’amore ha una melodia che potrebbe essere presa da un disco dei Foo Fighters. C’è l’elettronica “Careful you”, con un attacco piuttosto frivolo cantato in francese, “Oui je t’aime, à demain, à la prochaine”. E c’è il singolo “Happy idiot”, un pezzo facile facile accompagnato da un video con Karen Gillan e Paul Reubens, l’attore dietro il personaggio di Pee-Wee Herman. Gli episodi più pop sono bilanciati specie nella seconda parte da una serie di tracce rock che vanno dritte allo scopo senza i piccoli deragliamenti sonori che hanno reso celebre il gruppo. “Questi sono i TV On The Radio a 40 anni”, ha spiegato Adebimpe.




Non c’è mistero, in queste tracce. Sono meno fascinose del solito. È il prezzo che si paga quando si ha l’ambizione di parlare a un pubblico più ampio. Eppure alcune canzoni di “Seeds” hanno un secondo livello di lettura: per accedervi, basta mettere un paio di cuffie. In “Quartz” si ritrovano le sottigliezze tipiche dei TV On The Radio e del produttore Dave Sitek, riemerge la “weirdness” che rende la loro musica interessante: voce soul, tintinnii destabilizzanti sottofondo, armonie vocali africaneggianti, una miscela di elementi che invita all’esplorazione del disco. E lo stesso vale per il brano che dà il titolo al lavoro e che lo chiude. Ma è evidente che questi sono TV On The Radio diversi da quelli del passato. I testi più lineari, la voce in primo piano, i singoli pop, i ritornelli immediati, tutto sembra teso ad attirare l’attenzione di chi ha sinora considerato i TV On The Radio troppo strani per dedicare loro attenzione. La parola chiave è rigenerazione. Ed ecco che in “Ride” la band invita a unirsi al “viaggio della vita” e a lasciarsi alle spalle dolore e confusione. In “Trouble” Adebimpe canta “Everything’s gonna be ok” mentre l’eco delle sue parole galleggia su una ballata dai toni rassicuranti. “Everything’s gonna be ok”, andrà tutto bene: potrebbe essere il nuovo mantra dei TV On The Radio.
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