«SIXPENCE NONE THE RICHER - Sixpence None the Richer» la recensione di Rockol

Sixpence None the Richer - SIXPENCE NONE THE RICHER - la recensione

Recensione del 20 set 1999

La recensione

Troppa roba, troppa roba. Esce troppa roba, lo dicono tutti. E allora Jarabe de Palo va in classifica con “La Flaca” a tre anni di distanza dall’uscita di quel disco (datato 1996) e i Sixpence None The Richer devono aspettare quasi altrettanto per avere il loro momento di gloria. E’ bastato azzeccare il passaggio televisivo giusto, arrivato su VH1 alla fine del 1998, per vedere la gente andare a ruba di quella angelica canzoncina da quattro accordi quattro che risponde al nome di “Kiss me”. Cose che succedono: un video in heavy rotation, la splendida faccina di Leigh Nash a canticchiare incredula e angelica su una panchina del parco in mezzo agli altri del gruppo e il gioco è fatto. Impossibile resistere alla magia di una melodia che riporta ad alcuni bei momenti firmati 10,000 Maniacs, e il generale a quel suono country folk che in America (ma non soltanto lì) non è mai tramontato. Peccato che il resto dell’album non sia propriamente all’altezza di quel gioiellino che al gruppo ha fruttato un bel disco d’oro: niente male “Puedo escribir”, le cui parole provengono da una poesia di Pablo Neruda, e si difendono egregiamente anche “The lines of my heart” e “Sister, mother” – momenti suadenti nel migliore stile del gruppo. Inutile dire che il fascino della voce di Leigh Nash cercherà di catturarvi per tutta la durata del disco, ma soltanto poche volte sarà impossibile resisterle, come in occasione della conclusiva “There she goes”, cover del brano dei The La’s che la band propone live sin dagli inizi della propria carriera. Un dischetto ordinario, da un lato un tantino melenso, dall’altro capace di colpire il bersaglio con molta naturalezza.
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