«THE ART OF PAUL MCCARTNEY - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - THE ART OF PAUL MCCARTNEY - la recensione

Recensione del 17 nov 2014 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Il progetto porta la firma di Ralph Sall, un autore e produttore statunitense che ha cominciato a metterci mano già nel lontano 2003. Sall ha al suo attivo altri tribute album, come quelli dedicati agli Eagles (“Common thread”, ai Doors (“Stoned immaculate”) e ai Grateful Dead (“Deadicated”). Ha proposto il suo progetto a Paul McCartney, ottenendone il placet, e ha iniziato a lavorare con la band che accompagna l’ex Beatles nei suoi concerti (i chitarristi Rusty Anderson e Brian Ray, il tastierista Paul "Wix" Wickens e il batterista Abe Laboriel, Jr.). Poi ha cominciato a cercare artisti disposti a contribuire: il primo ad accettare è stato Brian Wilson dei Beach Boys, che a McCartney è legato da una grande stima reciproca. Da lì in poi Sall ha messo insieme un elenco di nomi abbastanza impressionante, nel quale spicca fra tutti quello di Bob Dylan.

Qui è il caso di riflettere su un punto: Paul McCartney, con tutti i suoi limiti – che lo rendono poco simpatico ai critici, e spesso con ragione – è, invece, molto considerato dai colleghi musicisti, che gli riconoscono una sorprendente prolificità compositiva e un profilo altissimo come bassista. Non dev’essere stato poi così difficile per Sall ottenere degli assensi; semmai sarà stato più complesso arrivare a una tracklist definitiva, tanto è vero che la versione standard del doppio Cd conta ben 34 pezzi, mentre la versione deluxe ne include otto in più (c’è anche una edizione speciale in box in tiratura limitata a mille copie con una serie di contenuti supplementari e gadget).

La particolare modalità di realizzazione – gli artisti hanno cantato su basi preparate dalla band di McCartney, quindi fedeli alle esecuzioni dal vivo in concerto delle canzoni – fa sì che non ci siano stravolgimenti, rifacimenti radicali o riletture particolarmente audaci: in sostanza, abbiamo per le mani un gran karaoke in cui le voci che sostituiscono quella di Paul sono di gente nota o notissima. Sarebbe interessante conoscere di preciso come sono state effettuate le scelte o gli abbinamenti (nella versione deluxe è incluso un documentario che potrà forse far luce su questo aspetto). Certo alcune accoppiate sono al limite dell’ovvio (Harry Connick Jr per “My love”), altre sono particolarmente felici (“Wanderlust”, la traccia sontuosamente orchestrale di “Tug of war”, trova in Brian Wilson l’interprete ideale), altre ancora rivelano la conoscenza profonda del repertorio dell’artista omaggiato (Jeff Lynne canta quel gioiellino di “Junk”, canzone scritta a Beatles attivi e pubblicata dopo lo scioglimento nel primo album da solista di Paul; Toots Hibbert con Sly e Robbie ripesca “Come and get it”, scritta da McCartney per i Badfinger). Se volete sapere di Dylan, fa un bel lavoro con “Things we said today”, escursione nel country&western dei Beatles di “A hard day’s night” (magari lui avrebbe scelto “Norwegian wood”, ma quella è di John Lennon...).

Vanno segnalate presenze meno eclatanti (Owl City/Adam Young, The Airborne Toxic Event), abbinate curiose (B.B. King affronta “On the way”, uno dei brani minori di “McCartney II”), improbabili collaborazioni (quella dei Cure con il figlio di Paul, James McCartney, per “Hello goodbye”), assenze sorprendenti fra gli interpreti (Ringo Starr?) e fra le canzoni (non c’è “Another day”, primo singolo della carriera di Paul da solista, e non c’è “Goodnight tonight”).
Resta da sottolineare la doppia presenza di Billy Joel (che con McCartney ha da tempo una bella relazione e ha l’onore di aprire entrambi i Cd), delle Heart, di Steve Miller, prima di concludere che probabilmente se si fosse evitato di allargarsi a un disco doppio e ci si fosse limitati a un solo cd il risultato finale sarebbe stato migliore (e sarebbe stato più corretto concentrarsi sulle canzoni di McCartney da solista, post Beatles). Un lavoro gradevole, quindi, ma lontano dall’inventiva e dall’originalità di quelli analoghi di Hal Willner.
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