«MISS MONDO - Ligabue» la recensione di Rockol

Ligabue - MISS MONDO - la recensione

Recensione del 17 set 1999

La recensione

Un disco compatto, che elimina quasi totalmente i riff a favore di soluzioni chitarristiche più aperte, reintroduce le tastiere, spolvera a nuovo l’amore mai sopito per un suono americano più roots e meno anabolizzato (più Neil Young e New Orleans, meno Springsteen), elimina certe punte retoriche nei cantati che avevano provocato a Ligabue le benevole prese in giro di colleghi come Elio e le Storie Tese: verrebbe da dire che “Miss Mondo” più che essere figlio di “Buon compleanno Elvis” sembra nipote di “Sopravvissuti e sopravviventi”, della curiosità e della voglia di esporsi in prima persona che lo animavano. La produzione di “Miss mondo” è in mano allo stesso Ligabue, coadiuvato da Fabrizio Simoncioni nella duplice veste di tecnico del suono e tastierista, mentre Fabrizio Barbacci rimane fuori dal giro (ma aveva lavorato al successivo “Il mio nome è mai più”) e può agevolmente pensare ai suoi nuovi protetti (oltre ai Negrita, c’è in cantiere il nuovo album di Francesco Renga, ex-Timoria). Dall’album di Luciano spariscono quel suono talvolta gonfio di chitarre che fa la gioia delle radio e pezzi che vanno dritti fino in fondo: affiorano chitarre aperte, arpeggi, musicisti che curiosano nelle proprie parti e canzoni dai tempi scomposti, su metriche non sempre regolari: un suono più introspettivo e meditato, frutto di un equilibrio evidentemente maturato e pazientemente inseguito nelle registrazioni di questo disco. Per quanto riguarda i testi Ligabue sfodera il suo album più autobiografico, parlando diverse volte in prima persona e senza neanche troppe metafore: usa parole di chi deve avere molto pensato al suo ruolo e non ama le proiezioni che la popolarità addossa al suo personaggio (“Uno dei tanti”, “Sulla mia strada”), si interroga sul senso-non-senso della vita e sulla casacca da indossare in campo (“Si viene e si va”, “Una vita da mediano”), butta un occhio attento alle vite degli altri passate, presenti e future (“Kay è stata qui”, “Miss mondo ‘99”, “Da adesso in poi”), regala momenti di intimità (“Almeno credo” e “Forse mi trovo”) sputa ironico sul mondo che gira a stecca (“Baby, è un mondo super”) e si commuove felice raccontando delle notti di provincia (“E”). “Miss mondo” parte con filosofia (“Si viene e si va”) e si chiude con la benaugurante leggerezza di “La porta dei sogni”: in mezzo, il mondo di Ligabue ’99, che su disco è vivo, vegeto e scalciante. Fuori dalla porta, però, c’è il mondo, e lì il rocker padano sarà ancora una volta sospeso, volente o nolente, tra palco e realtà. Un consiglio (non richiesto)? Tranquillità: è la prima virtù dei mediani.
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