«SONGS OF INNOCENCE - U2» la recensione di Rockol

U2 - SONGS OF INNOCENCE - la recensione

Recensione del 10 set 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Prima premessa: parlare male degli U2 è come sparare sulla Croce Rossa, è una sorta di sport in cui siamo bravi tutti.
Seconda premessa: il modo in cui è arrivato “Songs of innoncence” ha, se possibile, peggiorato le cose. La grandeur di Bono & Co è uno dei motivi per cui gli U2 sono diventati la band che tutti amano odiare. Non è una questione solo musicale. Certo, gli U2 non sono più quelli di una volta (bella scoperta). E non sono neanche così vecchi da avere quel rispetto che si deve ai saggi anziani. La loro credibilità l’hanno persa per strada.
Al netto di tutto questo, fatevene una ragione, “Songs of innocence” è un buon album. Non è clamoroso, non è un capolavoro - i tempi di “The Joshua Tree”, di “The unforgettable fire” sono storia, se non preistoria. Ma questo disco fa il suo dovere. Poi, certo: se vi fanno cagare gli U2, continueranno. Non vi faranno cambiare idea, anzi - il modo in cui vi è arrivato questo disco vi farà incazzare ancora di più.

Al primo ascolto mi aveva sollevato più di un dubbio, ma tutto sommato non mi era dispiaciuto. L’ho riascoltato diverse volte oggi mi sembra una prova più che dignitosa per una band che negli ultimi due album (“How to dismantle an atomic bomb”, 2004 e “No line on the horizon”, 2009) aveva faticato parecchio ad avvicinarsi alla soglia della sufficienza, superandola solo nell'ultimo.

L’operazione di questo disco è ambivalente, paracula come solo gli U2 sanno essere. Da un lato puntano tutta l’innovazione sul marketing, sulla distribuzione. Dall'altro, quello musicale, si presentano con una copertina da vinile “white label”, con citazioni di Joey Ramone, dei Clash, con un lungo scritto di Bono che racconta il ritorno alle fonti della band. Cantano della propria madre, di Dublino, ringraziano tutti. Ma non c’è niente di innocente, qua. La band si autocelebra celebrando i propri idoli (ricordate il video di “Windows in the skies”?), si autocita in continuazione.
C’è il rock di “The miracle”, con quei coretti che cercano di richiamare “Boy” (cercano, appunto), quello dritto di “Volcano”, quello più moderno di "Cedarwood Road” (la strada in cui Bono è cresciuto), che richiama i Black Keys e i White Stripes. Il reggae-rock di "This is where you can reach me now” (citazione diretta dei Clash: è dedicata a Joe Strummer). Ma più che il punk, i suoni della band ricordano spesso gli anni ’80, i New Order (con il basso di Adam Clayton spesso in bella evidenza), la new wave, gli Ultravox (i synth scuri di "Sleep Like A Baby Tonight”), gli U2 stessi di quel periodo ("Iris (Hold Me Close)”, dedicata alla madre, ha un arpeggio prima maniera che fa tornare alla mente “Wire” mentre “Every breaking wave” ha un inizio che sembra un mashup tra “With or without you” ed “Every breath you take”).
Sicuramente ha aiutato la direzione musicale di Danger Mouse (accreditato come “album producer”, mentre i producer “semplici” sono invece Paul Epworth, Ryan Tedder, Declan Gaffney e Flood). Il risultato è un disco che ha qualche momento di svacco qua e là (per esempio l’inutile "California (There is no end to love)”, che cita i Beach Boys ma suona come del brutto pop iper-prodotto); ma che anche ha almeno un paio di momenti davvero emozionanti: l’assolo finale di "Sleep Like A Baby Tonight” e la voce di Likke Li che si intreccia con quella di Bono in ”The Troubles”.
Ha pochi picchi, “Songs of innocence”, ma non ha neanche grandi cadute di stile. Non è così terribile come sperava un sacco di gente, per poterne sparlare ancora più facilmente.
Il fatto è che lo ricorderemo per come è arrivato automaticamente nella libreria iTunes di 500 milioni di persone più che per le sue canzoni: gli U2 hanno fatto una scelta precisa, in questo senso. Ma l’esperienza, la capacità di essere piacevoli e piacioni, di scrivere canzoni e di vestirle: queste doti, meno brillanti che una volta, ci sono ancora, con buona pace dei battutisti di professione che si eserciteranno sulla band, a prescindere.
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