«RONNIE JAMES DIO - THIS IS YOUR LIFE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - RONNIE JAMES DIO - THIS IS YOUR LIFE - la recensione

Recensione del 18 ago 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Le compilation, i tributi... dai, non nascondiamoci dietro a un dito: questo è un terreno difficile. Anzi, minato. Troppi ne sono usciti, troppi erano gravemente sotto la media dell’accettabilità (per non dire indecenti) e troppi non valevano i soldi spesi per acquistarli o il tempo investito per ascoltarli. È anche per questo che qualunque collezionista di dischi ha, nei suoi scaffali, il reparto delle compilation - che è una specie di urna funeraria in cui sono relegati pezzi che hanno scampato la vendita a prezzo da discount solo per un ipotetico valore affettivo. O una sacrosanta e irrazionale compulsione all’accumulare.

Un tributo al compianto Ronnie James Dio (con tanto di profitti donati in beneficenza) è però un atto in pratica dovuto, per la comunità dei musicisti metal mondiali: per cui, a priori, la ragion d’essere di “Ronnie James Dio: this is your life” è ineccepibile. E fortunatamente – in parte grazie alla caratura dei nomi che si sono prestati a partecipare – anche a livello musicale è un’operazione che ha i suoi buoni momenti. Insomma, non è un disco buttato lì, messo insieme con lo scotch e le puntine da disegno, ma ha una propria validità intrinseca.
L’apertura affidata agli Anthrax (che coverizzano “Neon knights” indurendola a puntino, ma rimanendo fedeli all’originale) sistema subito l’asticella a un’altezza più che dignitosa, per cui si parte benone... ma si scivola a faccia in avanti già al secondo brano! Già, perché la “The last in line” dei Tenacious D di Jack Black piazzata lì tende a instillare troppo presto una nota – non stonata, ma fuori registro, di sicuro – parodistica in un disco che è, invece, un accorato tributo. Probabilmente sarebbe bastato inserirla verso la fine – o in coda – per cambiare sostanzialmente la percezione (e il peso) di questa cover in un contesto simile.
Ad ogni modo, dopo questo capitombolo di stile, paradossalmente, arriva la proverbiale riscossa con un trio di brani riletti in maniera personale e convincente da Adrenaline Mob (“Mob rules”), Corey Taylor degli Slipknot (“Rainbow in the dark”, insieme a Roy Mayorga, Satchel, Christian Martucci e Jason Christopher) e Halestorm (“Straight through the heart”). E da qui è tutta discesa!
Notevole la prova dei Motörhead insieme a Biff Byford (Saxon), da brividi la rendition di Doro di “Egypt (the chains are on)”, per non parlare degli Scorpions che ci regalano una melodicissima e ispirata “The temple of the king” – un gioiello di hard/AOR epico. Rob Halford (Judas Priest) insieme a Vinny Appice, Doug Aldrich, Jeff Pilson e Scott Warren invece ci sorprende con una cover tirata, tutta swamp-blues-southern, del gioiello rainbowiano “Man on the silver mountain”.
Ma veniamo al gruppo che tutti aspettavano: i Metallica. Ebbene, i Four Horsemen non deludono i fan e portano a casa un punto mettendo a tacere hater e detrattori: il loro tour de force (un medley di nove minuti circa che unisce “ A light in the black”, “Tarot woman”, “Stargazer” e “Kill the king”) ci riporta a certe atmosfere che tutti, all’epoca, abbiamo amato... quelle di “Garage days revisited”.
Insomma, questo è un disco niente male. Non vi cambierà la vita e se avete apprezzato Ronnie James Dio continuerete ad ascoltare i suoi dischi, non consumerete certo questa compilation. Però è un’operazione riuscita, con uno scopo benefico e che dimostra come i grandi del metal rispettino profondamente ciò che Ronnie James ha fatto durante la sua lunga carriera.
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