«NEW EYES - Clean Bandit» la recensione di Rockol

Clean Bandit - NEW EYES - la recensione

Recensione del 09 giu 2014 a cura di Pop Topoi

La recensione

Poche settimane fa, una giornalista del Guardian ha avuto l'onore di entrare in una stanza dove si decidono le sorti di molti musicisti assistendo alla riunione in cui viene stilata la playlist di BBC Radio 1. Le scelte editoriali, si scopre, sono spesso guidate dai numeri e le statistiche sui social, ma ci sono casi in cui l'emittente più importante al mondo decide di scommettere d'istinto su alcuni artisti esordienti. L'ultima scommessa vincente si chiama Clean Bandit: Radio 1 ha insistito per mesi sulla band sconosciuta mettendo quattro dei loro singoli in rotazione. All'inizio dell'anno, il successo mondiale di "Rather be" (18 settimane in classifica anche in Italia) ha dimostrato che ci avevano visto lungo. Dal punto di vista radiofonico, il quartetto inglese è perfetto, e nel loro album di debutto "New eyes" c'è sicuramente materiale adatto per molte altre playlist.
Ma le radio non sono tutto: li abbiamo visti alla finale di The Voice coi quattro finalisti e due vocalist mentre loro (un violino, un violoncello, una tastiera; batteria non pervenuta) suonavano sullo sfondo. La voce originale del brano, Jess Glynne, non c'era, sottolineando un problema comune a tanti nuovi gruppi, come Disclosure e Rudimental, che si affidano a troppi cantanti ospiti: quando questi ultimi spiccano il volo, quello che resta è una band di accompagnamento con voci registrate o su ordinazione. E non importa quanto sia forte la musica: le telecamere e il pubblico dei live cercheranno sempre il volto che canta.
In "New eyes", i Clean Bandit ospitano una dozzina di vocalist, quasi uno per traccia, rendendo la collezione varia e sfaccettata, ma anche dipendente dalle tante personalità che la animano. I toni soul della già citata Jess Glynne, il rap della promettente Lizzo, l'accento giamaicano dell'artista reggae Stylo G arricchiscono i brani, ma rendono i Clean Bandit un'entità mutevole e schizofrenica. Il loro marchio di fabbrica sono gli archi e danno risultati interessanti nei punti più forti dell'album ("Rather be", "Extraordinary", "Birch") mentre si trasformano in un fil rouge un po' esile in quelli meno riusciti (le preteziose tracce di apertura e chiusura). Mischiare musica classica e dance non è proprio una novità, ma i Clean Bandit hanno il pregio di avere ridato freschezza a questo connubio in un periodo in cui l'EDM diventa sempre più "ignorante". (Certo, se loro sono l'alternativa "colta", e sono pure laureati a Cambridge, potrebbero impegnarsi maggiormente sui testi.)
"New eyes" è un disco colorato e leggero con pezzi che non avranno problemi a imporsi in radio, ma i Clean Bandit, per seguire le orme dei Basement Jaxx, dovranno fare un grande salto di qualità soprattutto nei live. E per farsi riconoscere senza potere puntare sul carisma di un vocalist fisso, dovranno trovare uno stratagemma più convincente di qualche violino.
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