“Luminous” parte da qui, da una presa di coscienza chiara e semplice da parte degli Horrors della loro identità. Un’identità (new) new wave, pop e, soprattutto, psichedelica, destinata ad evolvere stilisticamente quel tanto che basta per conferire ad ogni nuova opera quel pizzico di novità che la distingue ma non la snatura. Ecco quindi che sì, “Luminous” è un disco più sintetico rispetto al passato, ma la sostanza è sempre quella. E durante i primi ascolti, devo ammetterlo, questa cosa un pochino mi ha frenato; non dico che ci sono rimasto male, ma insomma… Perché “So now you know”, “First day of spring” e “I see you” mi sono suonate troppo familiari fin da subito. Certi giri, certi passaggi. Allora ho cercato una chiave di lettura diversa, magari rovistando in profondità; “Mine and yours”, “Sleepwalk”: pezzi più inglesi, più esplicitamente psichedelici per quanto meno appariscenti. Ma niente. La svolta è arrivata guarda caso, facendo un passo indietro, di nuovo su “I see you”, quando distogliendo l’attenzione (il classico momento in cui smetti di guardare un disco e lo ascolti e basta) il pezzo ma l’ha reclamata con forza. “I see you” è un singolo perfetto e dura sette minuti e mezzo. Ti rimane appicciato con la sua palese immediatezza, eppure nasconde un mondo di texture e dettagli, di atmosfere e di riflessi, da far spavento. Respira, cambia, vive; cresce vertiginosamente con il passare dei minuti. Eleva la melodia a un livello superiore. E ho capito. Ho capito che gli Horrors di “Luminous” sono effettivamente gli stessi di “Skying” e “Primary colours”, solamente più maturi, molto più solidi e più consapevoli. Una band vecchio stampo, in grado di far sembrare semplici cose complesse, di stupire senza per forza cercare il colpo ad effetto ma affidandosi completamente ad un genere, la psichedelia, quella vera, che in tantissimi provano a imitare, che pochi sanno gestire e che loro addirittura padroneggiano. E sì, ci sono tanti synth e tante chitarre, perché siamo nel 2014 e la psichedelia stessa oggi suona così. Vintage e nuova, semplice e complessa. Cupa e luminosa. Da ascoltare tutta d'un fiato.
Poi Rotter precisa: “Questo emettere luce e rilasciare energia, riassume molto del modo in cui facciamo musica: una cosa che è sempre stata fondamentale per noi è il fatto di aver tenuto lo stesso livello d’intensità degli inizi”. A posto così.