«NATALIE MERCHANT - Natalie Merchant» la recensione di Rockol

Natalie Merchant - NATALIE MERCHANT - la recensione

Recensione del 08 mag 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I capelli grigi di Natalie Merchant in copertina, sono il simbolo di questo disco, il primo album di inediti della cantante americana da 13 anni a questa parte. Capelli grigi non come simbolo di vecchiaia, ma immagine di una donna che si mostra per quello che è, senza cercare di apparire diversa da dove l’ha portata la sua vita e la sua carriera.
Da “Motherland” (2001), dallo stupendo debutto solista “Tigerlily” (1995) il tempo è passato, ma non invano. Natalie Merchant si è dedicata alla musica folk (“The house carpenter’s daughter”) a progetti “alti” (le poesie in musica di “Leave your sleep”). Si è allontanata sempre più dal pop dei 10.000 Maniacs (il cui “Unplugged” rimane uno dei migliori di quel genere). Ma la sua voce è rimasta quella: pastosa, sensuale. Femminile, ma senza quei gattamortismi vocali in cui si perdono colleghe di ogni genere ed età per attirare l’attenzione. Se dovessi dire - ed è un giudizio assolutamente personale, sia chiaro - è la più bella voce femminile che abbia mai sentito. Ce ne sono altre che sono più espressive, più potenti, più qualcos’altro. Ma la voce di Natalie Merchant rimane uno spettacolo senza pari.
Ritrovarla dopo tutto questo tempo su canzoni sue è un piacere. “Natalie Merchant”: non ha neanche un titolo questo album, a rimarcare la trasparenza. E’ un album fuori dal tempo, come solo certi grandi artisti riescono a fare: unisce echi del pop-rock e le melodie da cui la Merchant arriva (“Ladybird”) ad archi e orchestrazioni (genere in cui si è molti cimentata dal vivo), a dolci ballate acustiche (“Maggie said”, “Texas”), a citazioni di black music (“Go down moses”).
Ci sono momenti di emozione pura, in questo album, come “Giving up everything”, costruita su basso e archi, una canzone che parla dell’accettazione di se stessi, accompagnato da un video semplice e disarmante (e anche un po’ inquietante) come tutto questo album.



Non è un disco semplice, quello di Natalie Merchant - soprattutto verso la fine mostra qualche momento di stanchezza con una suite finale, “Lulu” e “The end”, quasi solo orchestrale un po’ meno intensa del resto della raccolta. Ma è, appunto, una raccolta di canzoni disarmante. Un ascolto a cui lasciarsi andare, alla (ri)scoperta di una voce e di un’autrice pura ed eccezionale - nel senso vero del termine, un’eccezione rispetto a tutto il resto che gira intorno nella musica.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.