«TEMPO REALE - Francesco Renga» la recensione di Rockol

Francesco Renga - TEMPO REALE - la recensione

Recensione del 17 mar 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

"Tempo reale" è un disco importante per la carriera di Francesco Renga, che non pubblicava un album composto interamente da inediti da ormai quattro anni: l'ultimo, intitolato "Un giorno bellissimo", raggiunse infatti il mercato nel 2010 (due anni più tardi fu la volta di una raccolta, "Fermoimmagine"). Da allora sono cambiate molte cose nella vita artistica dell'ex Timoria: anzitutto il passaggio dalla Universal, etichetta alla quale era legato dal 2007, alla Sony; in secondo luogo il cambio di produttore e di gruppo di lavoro (alla produzione di "Tempo reale" c'è Michele Canova); infine, quello che egli stesso ha definito un nuovo "modus operandi". "Tempo reale" è, in altre parole, frutto di una forte esigenza di rinnovamento, un album attraverso il quale Francesco Renga sembra volersi mettere in discussione, archiviare quella che è stata la sua seppur dignitosissima carriera fino ad oggi e ripartire da zero.
L'album contiene quattordici brani composti per la voce di Renga da colleghi e amici quali Elisa, Giuliano Sangiorgi, Francesco "Kekko" Silvestre dei Modà e da giovani autori di recente affermazione quali Roberto Casalino, Ermal Meta e Filippo De Paoli (frontman dei Plan de Fuga, rock band bresciana). Alcuni brani, poi, sono stati firmati da Francesco stesso, nati da writing session che lo hanno visto collaborare con autori già affermati quali Diego Calvetti, Emiliano Cecere, Dario Faini e Diego Mancino. Quanto ai musicisti, alle registrazioni di "Tempo reale" (che si sono tenute negli scorsi mesi tra i Sunset Sound Studios e il Kaneepa Studio di Los Angeles e gli studi milanesi di Michele Canova) hanno preso parte artisti di spessore internazionale quali Vinnie Colaiuta (batterista in passato già al fianco di Frank Zappa, Joni Mitchell, Barbra Streisand e Jeff Beck), Reggie Hamilton (bassista che ha suonato per voci come quella di Tina Turner, Mariah Carey e Whitney Houston), Jeff Babko (già tastierista di James Taylor) e Michael Landau (noto chitarrista di Michael Jackson e Miles Davis).

Credenziali importanti, tutte queste, che fanno ben sperare dall'ascolto del disco. Ascolto che non tradisce affatto le aspettative: perché "Tempo reale" è un album che vede Francesco Renga "sporcarsi le mani" e sperimentare. E' un album decisamente pop, che spazia da ballad classiche (come la sanremese "A un isolato da te", scritta da Roberto Casalino) a brani in cui strumentazioni classiche quali gli archi e le chitarre acustiche si mescolano a spunti di elettronica (come nel caso di "Era una vita che ti stavo aspettando" o di "Si... Bé ma non so?!" - quest'ultima scritta da Giuliano Sangiorgi e molto vicina, per sonorità, ai Negramaro del periodo "La finestra"). Con la voce di Francesco che, a differenza dei precedenti lavori, sembra lasciarsi plasmare dalle canzoni anziché plasmarle: è questo il caso di brani quali "Vivendo adesso" (il cuore dell'intero disco, un pezzo in cui la voce di Renga rimane a più riprese rimane sola, senza altri strumenti a supportarla) o "Almeno un po'" (che il cantautore interpreta meno di "testa" e più di "pancia", ovvero stando più attento a trasmettere emozioni che a controllare la voce). Il Francesco Renga di "Camere con vista" e "Ferro e cartone" riemerge - ma solo per pochi secondi - nei ritornelli di brani pop/rock come "L'impossibile", "Dovrebbe essere così" e "Mai" (in cui la voce di Renga si scatena sorretta dal sound corposo del trittico basso-chitarra elettrica-batteria). Bell'episodio del disco è il duetto con Alessandra Amoroso ne "L'amore altrove", anche questa scritta da Roberto Casalino (potrebbe essere uno dei prossimi singoli estratti dall'album), in cui le voci dei due artisti dialogano tra loro quasi silenziosamente e in modo davvero convincente (con Alessandra che si inserisce nel pezzo con savoir faire e con grande eleganza).
"Pop" è l'aggettivo giusto per definire "Tempo reale", dicevamo: "pop" come abbreviazione di "popular" (autori, produttore e duetto con Alessandra Amoroso ne sono la prova più evidente; così come i testi, praticamente tutti incentrati sul tema dell'amore, e le costruzioni - molto tradizionali - dei brani). "Pop" con tutti i pro (allargamento del pubblico potenziale) e i contro (i detrattori sono già pronti a storcere il naso). "Pop" perché "pop" sa essere anche sinonimo di qualità. A Renga va il merito di essersi messo in discussione e di aver dato alla luce, appunto, un album al tempo stesso "pop" e di qualità.
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