«BROTHERS AND SISTERS OF THE ETERNAL SON - Damien Jurado» la recensione di Rockol

Damien Jurado - BROTHERS AND SISTERS OF THE ETERNAL SON - la recensione

Recensione del 22 gen 2014 a cura di Alfredo Marziano

La recensione

Dal punk e il lo-fi al folk barocco in undici mosse. Sulla scacchiera dell'indie rock statunitense Damien Jurado si era mosso finora con accorta circospezione, più nello stile compassato di un Boris Spassky che con la genialità debordante di un Bobby Fischer, approfittando - per crescere gradualmente, in questi quasi vent'anni di carriera vissuti in seconda linea - dell'appoggio di due etichette "illuminate" e di prestigio, la Sub Pop di Seattle (la sua città natale) prima e la Secretly Canadian poi. Oggi, arrivato alla terza, proficua collaborazione con il compagno di scuderia Richard Swift e a una sorta di sequel del precedente e già molto apprezzato "Maraqopa", non suona molto distante dalla gustosa retromania di Jonathan Wilson (ormai diventato un paradigma del genere), di Father John Misty e dei concittadini Fleet Foxes , il cui (sempre riconosciuto) debito di riconoscenza nei suoi confronti è più che evidente nelle sognanti armonizzazioni di "Silver Katherine", granello lucente in un rosario di canzoni tra loro tematicamente legate da una trama mistica e misteriosa, la storia di un uomo che si perde cercando se stesso per non tornare più a casa.

L'ex minimalista Jurado è sempre più aperto alle contaminazioni (come ha dimostrato la sua partecipazione all'ultimo album di Moby , "Innocents"), e non si vergogna di svelare le sue fonti di ispirazione: non siamo dalle parti del plagio, ma nell'iniziale "Magic number" è impossibile non sentire le assonanze con "At the chime of a city clock" di Nick Drake, stessa voce sussurrata, identico clima umbratile e arrangiamenti d'archi e fiati quasi ricalcati sullo stampo di quel capolavoro. Subito dopo, però, il singolo "Silver Timothy" cambia completamente scenario, con un dondolante, accattivante ritmo di chitarre acustiche che profumano di California, Crosby, Stills & Nash e America (il gruppo) non fosse per quei synth gorgoglianti e per quegli effetti che anche qui si alzano nel missaggio a fine canzone.





"Metallic chord" evoca ancora Drake, corretto Jimmy Webb e Sufjan Stevens, ma la ballata psichedelica "Return to Maraqopa" e "Jericho Road" (più "storta", onirica e rifratta, tra rullate fragorose e una voce filtrata) dimostrano che stavolta Swift e Jurado hanno alzato la posta e osato di più, infarcendo a tratti il loro folk cristallino, ispirato dall'oceano, i laghi e i boschi rigogliosi dello stato di Washington, di suggestioni dub, reggae, trance e (quasi) dance ("Questo disco allucinato e da ascolto in cuffia è la sua mossa più freak fino ad oggi", ha scritto il Seattle Times).

Così "Silver Donna" è scossa da percussioni latineggianti e da un basso funky e prepotente, "Silver Malcolm" parte acustica e diventa elettrica sfociando in un tremolante folk del terzo millennio con una coda quasi trip-hop mentre solo "Silver joy", nella seconda "facciata" del disco, torna a un'atmosfera spoglia da folk club anni Sessanta/Settanta con un candore e una leggerezza che sgombrano il campo da ogni nuvola ("lascia le tue preoccupazioni sul terreno"). "Suns in your mind" è un messaggio altrettanto esplicito nel titolo e nello svolgimento, con un ritmo di marcetta spensierata e una bella dose di humour (il russare placido sullo sfondo), come se nel perdersi nel mondo ci fosse una benefica risoluzione alla ricerca spirituale che attraversa il disco. Baciato dal "sole della mente" Jurado, a quanto pare, dorme sonni tranquilli e vive un momento creativamente molto ispirato. In molti hanno già salutato "Brothers and sisters of the eternal son" come il suo lavoro migliore e coraggioso e l'impressione è che il meglio debba ancora venire.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.