«JULIET GROVE - Pipers» la recensione di Rockol

Pipers - JULIET GROVE - la recensione

Recensione del 28 gen 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Fate un “blind test”: provate ad ascoltare qualche canzone di “Juliet grove” senza andare a cercare chi sono i Pipers (trovate il link alla loro pagina artista su Rockol più in basso, ma vi sfidiamo a non cliccarlo, per il momento). Vi basti sapere che “Juliet grove” è una strada di Wolverhampton, città dove si trovano gli studi “The Magic Garden” di Gavin Monaghan, che ha prodotto questo disco e che in passato ha lavorato con Editors, Scott Matthews, Paolo Nutini, tra gli altri.





Fatto?
Beh, con ogni probabilità avrete pensato ad una band inglese (gli indizi sulla produzione era - volutamente - fuorviante). Se non fossimo nel 2014 potrebbe venire in mente qualche band di quello che tempo fa la stampa inglese definì “New acoustic movement” (una delle peggiori etichette di sempre, ma questa è un’altra storia), tipo i Turin Brakes. O semplicemente di pop-rock inglese alla Starsailor, Ocean Colour Scene. Tutta gente con cui i Pipers hanno suonato.
Pero i Pipers sono di Napoli (ok, ora potete cliccare il link, se volete qualche informazione in più). Se “Juliet grove” fosse uscito in altri tempi o in altro luogo avreste pensato quello che probabilmente avete pensato in automatico, senza bisogno di essere imboccati. In questo album ci sono 10 canzoni fuori dal tempo e fuori dai confini geografici. Dagli accordi delicati di “Ask for me a cigarette”, basata su arpeggi di acustica e di piano e sulla voce delicata di Stefano Di Stefano, al quasi valzer di “Safe” e “Sylvia” - i Pipers non sembrano italiani. E’ semplicemente una constatazione dell’identità musicale di questo progetto - fatto di poche cose, eseguite molto bene. La scrittura delle canzoni, innanzitutto: appunto radicata nel pop-rock inglese - ma con una propria personalità e con belle melodie. E gli arrangiamenti, basati prevalentemente su chitarre acustiche e piano, con qualche inserto di archi qua e là - la mano esperta di Gavin Monaghan sa cosa sta facendo.
Se vi piace il genere, “Juliet grove” è un disco che merita attenzione - a prescindere da dove arriva. Semplicemente buona musica.
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