«NIGHT VISIONS - Imagine Dragons» la recensione di Rockol

Imagine Dragons - NIGHT VISIONS - la recensione

Recensione del 08 gen 2014 a cura di Andrea Valentini

La recensione

È nell’aria, a quanto si dice. Già. La sentite la puzza – pardon: il profumo – del Grammy? Perché questi quattro ragazzoni di Las Vegas (Nevada) hanno racimolato ben due nomination per l’imminente cinquantaseiesima edizione dei Grammy Awards: rispettivamente per le categorie “Record of the Year” e “Best Rock Performance”. Entrambe per il brano "Radioactive", ossia l’apertura di questo “Night visions”.
Ma andiamo a esaminare più da vicino il paziente. La questione innanzitutto è bizzarra, in quanto l’album in realtà è uscito nel 2012 ed è poi stato ristampato nel 2013 con tre bonus track... e nonostante già nel 2012 “Night visions” avesse debuttato al secondo posto della classifica Billboard 200, in quell’annata nessuno si era preoccupato di segnalarli per alcun Grammy. Anche la critica aveva oscillato tra giudizi piuttosto buoni e atteggiamenti decisamente tiepidini. È evidente che il 2013 ha fatto cambiare idea a molti. Ma non al sottoscritto, che ha senza dubbio più di un problema con la faccenda – e, per allargare il discorso, con questa tipologia di band e album (niente di strettamente personale, dunque, contro gli Imagine Dragons, sia chiaro).
Veniamo ora alla musica. “Night visions” – edizione 2013 – è una collezione di 18 brani che, a dispetto della definizione in circolazione che vuole gli Imagine Dragons come una band di alternative rock/indie rock, si conforma (volente o nolente...ma probabilmente molto volente) a tutti gli stilemi del mainstream; insomma, di “alternative” non c’è proprio nulla. Quello che abbiamo è un disco zeppo di canzoni pop struggenti, vagamente rock (memo: “rock” è da intendere nell’accezione più omogeneizzata e degna di una prima serata su Rai Uno, quindi qualche chitarra con look da ribelle dei quartieri bene) e spruzzate di elettronica – che già era roba vecchia nei primi Duemila, figuratevi adesso.



Se concettualmente, dunque, “Night Visions” fa acqua da tutte le parti – data l’incoerenza di un prodotto altamente mainstream, ma commercializzato come alternativo e indie (ma è la regola da qualche lustro a questa parte: del resto indie e alt sono pur sempre ambiti di mercato...e dove c’è mercato c’è marketing e gente che vuol vendere) – musicalmente invece ha i suoi momenti. Che si colgono, però, solo se si cauterizza tutto quanto detto prima, oppure se semplicemente l’essenza del rock è un problema che considerate al pari della piaga dei peli superflui nelle orecchie dei gerbilli d’allevamento.
Detto ciò, in valore assoluto, questo è un disco che unisce arena rock e una sbarazzina attitudine electro da dancefloor (anche un po’ dubstep, a tratti) in maniera innegabilmente magistrale. È, però, anche un disco che non si sbilancia, gioca sul sicuro, è prevedibile e fastidiosamente finto. Un po’ come Las Vegas... non per nulla la band arriva da lì.
Probabilmente vinceranno anche un Grammy (o, magari, tutti e due), ma per cortesia: non chiamate questa roba rock alternativo. È una questione di onestà. Ma anche di banale correttezza. E non è rilevante il fatto che il marketing imponga di rendere tutto hip, facile, comprensibile e aderente alla moda del momento... perché ogni tanto è bello pensare che la musica, quella roba un po’ bizzarra e adolescenziale (sic) per cui alcuni di noi vivono e respirano, non è solo un prodotto – come un caffè solubile, una crema antirughe o un paio di scarpe griffate.
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