«BETTY'S BLENDS - Chris Robinson» la recensione di Rockol

Chris Robinson - BETTY'S BLENDS - la recensione

Recensione del 09 dic 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La storia del rock non è fatta solo dalle star, ma da tanti personaggi minori. Figure semi-leggendarie, le cui storie vengono raccontate e tramandate tra pochi “eletti” fino a diventare dei miti veri e propri.
Betty Cantor-Jackson, che dà il titolo a questo disco dal vivo del progetto parallelo di Chris Robinson dei Black Crowes, è una di queste figure leggendarie.
Betty è stata l’ingegnere del suono - figura importantissima ma minore per definizione - dei Grateful Dead fino al 1985. Ad un certo punto, all’inizio della sua carriera con i Dead decise di comprarsi, a sue spese, una console e di registrare in autonomia tutti i concerti del gruppo. Un mix alternativo a quello che il gruppo archiviava in cui, questa era l’idea, ci si sentisse al centro della musica, non di fronte. I concerti dei Grateful Dead erano già leggendari di loro ma questa è un’altra storia.
A dispetto dell’immagine “zen” della band, si dice che l’entourage fosse parecchio sessista, e che Betty non venisse pagata come doveva. La leggenda narra anche che lei non volesse andare da Jerry Garcia, venerato come un guru e sommerso di richieste di ogni genere (lui voleva essere un “leader che non comanda” e spesso gestiva le questioni economiche in maniera perlomeno confusa). Sta di fatto che nell’85 fu costretta ad andarsene dal gruppo. Si tenne i nastri, erano suoi perché li aveva registrati con una sua apparecchiatura. Nell’87 le pignorarono la casa, che non era riuscita a finire di pagare. Conservò i nastri, che spostò in un magazzino. Poi li mise all’asta, perché aveva bisogno di soldi. Le registrazioni, diventate famose tra i fan con il nome “Betty boards” (perché provenienti dal soundboard) iniziarono così a circolare tra i fan, una comunità per cui lo scambio di nastri dei concerti era una religione quasi quanto la band. Vennero fuori concerti straordinari (come quello alla Cornell University dell’8 maggio 1977, considerato da molti il picco della band) e sì capì, per quegli adepti la grandezza dell’orecchio di quella donna, capace di far sentire la musica dal vivo come nessun altro.
Quella magia, quelle orecchie sono tutte in questo album, frutto di 5 concerti a San Francisco del 2012, e pubblicato in duplice versione: un quadruplo LP in vinlie (per il Black Friday del Record Store Day) e i concerti interi su Amazon a 10€ l’uno (una cosa simile a quella che i Black Crowes fecero con cinque serate al Fillmore nel 2011).
Betty Cantor-Jackson era quasi sparita dal radar. Qualche citazione sparsa in articoli (uno del New York Times del 2009, uno più recente del New Yorker) raccontava brevemente la sua parabola. Non ha una pagina su Wikipedia, la sua pagina Facebook è stata aperta un anno e mezzo fa e si è subito fermata. La Chris Robinson Brotherhood l’ha rimessa a lavorare e il risultato è un disco dal vivo speciale per la musica e per il suono.
La musica è quella figlia dei Dead: la Chris Robinson Brotherhood conserva la voce calda ed espressiva del cantante dei Black Crowes, ma la mette su musiche meno bluesate, più acide, psichedeliche e californiane, impreziosite dalla chitarra di Neal Casal (che, in alcuni di questi brani è, guarda caso, la Wolf di Jerry Garcia). In scaletta dei vari concerti ci sono i brani dei due dischi, “Big moon ritual” e “The magic door”, brani inediti e tante cover. Molte delle quali dei Grateful Dead, ovviamente (ma anche una stupenda “Never been to spain” dei Three Dog Night e “Tom thumb blues” di Bob Dylan) . Tutte trasformate in lunghe suite ipnotiche basate sull’interazione tra le due chitarre, la sezione ritmica e le tastiere.



A fare la differenza, rispetto a tanti dischi dal vivo e tanti bootleg, è proprio la “miscela di Betty” che dà il titolo al disco: ascoltato con un paio di cuffie come si deve, è uno spettacolo. Certo, vi deve piacere il genere, siamo dalle parti di Jonathan Wilson o giù di lì, per intenderci. Ma anche solo l’ascolto di una canzone vi può dare un’idea. E poi, se non trovate il vinile, potete andare su Amazon, comprare un concerto a caso (vi si consiglia quelli del 15 o del 16 dicembre, quelli con le scalette migliori e più varie). Non ve ne pentirete.

Le tracklist dei dischi sono reperibili a questo indirizzo.
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