«LIVE FROM KCRW - Nick Cave» la recensione di Rockol

Nick Cave - LIVE FROM KCRW - la recensione

Recensione del 03 dic 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

L’anno del ritorno di Nick Cave con i Bad Seeds finisce in gloria con questo disco dal vivo, registrato lo scorso aprile in una radio di Los Angles, poco dopo l’uscita di “Push the sky away” - uno dei dischi dell’anno per quello che ci riguarda.
Però, attenzione: da questo live, uscito originariamente su vinile per il Black Friday del Record Store Day e poi pubblicato anche in digitale, non aspettatevi nulla di simile ai recenti concerti italiani di Nick Cave. Sono stati concerti selvaggi, intensi, tanto da sfinire il pubblico, assaltato da un Nick Cave scatenato che sfidava continuamente le prime file, e non solo. Concerti con un suono potente e preciso, che ha rispolverato i Bad Seeds di inizio carriera, ma con la maturità di chi suona assieme da una vita. (Ve li siete persi? avete fatto male, molto male: leggete qua). In “Live from the KRCW”, complice l’atmosfera raccolta del luogo, si trova invece il Nick Cave più lirico, e i Bad Seeds esaltano più la precisione che la potenza, in maniera non lontana da “Push the sky away” - che è presente in scaletta con quattro canzoni. Spicca su tutte l’apertura di “Higgs Boson Blues”: la canzone più bella e intensa del 2013, riproposta in una versione degna di questa fama.



E, diciamolo, spicca anche l’assenza di “Jubilee street”, che dal vivo è di una bellezza ancora più feroce e devastante. Ma alla fine il cuore di questo disco dal vivo sta altrove: in “Stranger than kindness”, tesa come una corda di violino. In “The mercy seat”, riproposta in una versione piano e voce che la trasforma in una ballata lirica che compensa la tensione del testo. E poi, il piano e voce di “And no more shall we part” e “People ain’t no good” - nella versione vinile ci sono pure gli extra di “Into your arms” e “God is in the house”, cuore emotivo dell’ultimo concerto. La rabbia, la furia torna solo alla fine con una potente versione di “Jack the ripper”, dove tornano la chitarre elettriche, dove la voce si rompe. E’ solo la tempesta dopo la quiete.
E’ un disco, il quarto dal vivo, che non aggiunge nulla alla bellezza della produzione di Nick Cave e dei Bad Seeds. La conferma, la consolida, se ce ne fosse stato bisogno. E di buona musica c’è sempre bisogno,
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