«BRITNEY JEAN - Britney Spears» la recensione di Rockol

Britney Spears - BRITNEY JEAN - la recensione

Recensione del 02 dic 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

Nel documentario di MTV "Miley: the movement", c'è un momento in cui Miley Cyrus e Britney Spears si incontrano per incidere il duetto che poi finirà in "Bangerz". La differenza tra le due, mentre parlano durante una pausa dalla registrazioni, è abissale. La prima scoppia di energia, descrive con passione le idee per l'album, le esibizioni, i costumi e i video; la seconda annuisce, sorride e si guarda intorno come una signora spaesata che è uscita un attimo di casa per fare la spesa e si è ritrovata a dover cantare in uno studio pieno di strani marchingegni. La sensazione è che non fosse un caso isolato e che Britney venga continuamente trascinata qua e là per un lavoro che non le interessa né ha più l'energia per fare.
L'ottavo album, "Britney Jean", era stato annunciato come la sua opera "più personale". Il produttore esecutivo will.i.am aveva dichiarato nelle interviste l'intenzione di incidere qualcosa che rispecchiasse meglio l'età e la personalità di una popstar che oggi, giustamente, passa più tempo a occuparsi dei bambini che a scatenarsi in discoteca. C'è addirittura chi disse sarebbe stato il suo "Ray of light", la svolta spirituale di Madonna che tanto piacque al pubblico, alla critica e al suo commercialista.




Tutte queste belle premesse si rivelarono ridicole già dal primo, cafonissimo singolo "Work bitch", tentativo (fallito) di replicare il successo di "Scream & shout". Ma rimaneva la speranza che il resto del disco potesse ancora offrire qualche traccia più intima e sofisticata e che la pesantissima mano di will.i.am si sentisse un po' di meno. Alla prova dei fatti, almeno quattro canzoni su dieci rispettano le aspettative – ammesso che per "personale" facciamo finta di intendere "ballate d'amore scritte e prodotte da una dozzina di autori diversi". "Alien", a cui ha lavorato William Orbit, vede Britney fluttuare nello spazio in solitudine; "Passenger", prodotta da un irriconoscibile Diplo e scritta, tra gli altri, da Katy Perry e Sia, è una gradevole power ballad pop-rock in cui la cantante sceglie di non essere più quella al volante in una relazione; "Don't cry" parla di un amore finito male come "Perfume", dove l'argomento è però trattato con più livore (Britney spera che l'altra donna senta il suo profumo sull'uomo conteso). (Product placement: Britney mette sul mercato un profumo diverso ogni anno da dieci anni.) Tuttavia, c'è una mancanza di profondità nei suoni e in quella voce iper-corretta dall'autotune che rende tutti questi brani davvero poco credibili. Sembrano demo cantate distrattamente nell'attesa che una vera popstar arrivi a farle sue e ci metta il trasporto che richiederebbero.
Va ancora peggio, molto peggio, nei momenti dance. In "It should be easy" e "Body ache", Guetta e will.i.am fanno a gara a chi riesce a portare a casa il compitino eurotrash più fastidioso; "Tik tik boom" viene resa ancora più inutile dalla collaborazione di T.I. (vuoi mica non metterci un rapper?) e "Chillin' with you" vede un'inspiegabile comparsata di Jamie Lynn Spears, che di certo non ha la stoffa della sorella quando aveva la sua età.
Britney non ha bisogno di altri successi per mantenere il suo status, ma qui fallisce sia sul fronte commerciale che su quello creativo, dando ancora una volta l'impressione di essere capitata lì per caso o di avere annuito troppo a una serie di collaboratori perfino meno interessati di lei a mettere insieme una buona raccolta. Dall'ottavo album di una popstar così iconica ci si aspetterebbe un tentativo più serio di rimettersi in gioco perché, altrimenti, tanto vale limitarsi a vendere profumi.
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