«SCREAMING LIFE/FOPP - Soundgarden» la recensione di Rockol

Soundgarden - SCREAMING LIFE/FOPP - la recensione

Recensione del 02 dic 2013 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Sono passati 26 anni dall’esordio dei Soundgarden, con il singolo “Hunted down”, uscito nel giugno 1987 – un dischetto passato inosservato, roba da collezionisti: 500 copie in vinile blu. Ma pochi mesi dopo uscì “Screaming life”, ep 12’’ che senza troppe remore possiamo definire “epocale”. Sei brani, incisi con la supervisione di Jack Endino nel 1987, che catturano un momento fondante della storia del rock contemporaneo: perché anche con il contributo di queste canzoni stava nascendo il fenomeno grunge, uno tsunami destinato a ribaltare, sconvolgere e stravolgere l’industria, gli ascolti e il modo di fare musica per gli anni a venire (qualcosa di cui ancora oggi sentiamo l’influenza, che piaccia o meno).
Poi, nel 1988, seguì un altro ep – “Fopp” – che consolidò quanto di buono i Soundgarden avevano fatto sentire con il debutto. E da lì in poi tutto quanto è Storia, con la maiuscola.

Quello che ci troviamo in mano, ora, è una ristampa che riunisce i due ep. Sì, lo so: probabilmente è la terza – teniamo conto che la prima risale al 1990, tanto per dare la dimensione della valenza di questi due dischi, già fortissima a pochi anni dall’uscita. Per cui: nulla di nuovo, niente, nix, zero. Anche a dispetto della rimasterizzazione e dell’inclusione di un undicesimo brano, Sub Pop Rock City" – che i Soundgarden donarono alla Sub Pop per la compilation del 1988 "Sub Pop 200".
Eppure, nonostante tutto ciò, è un bene che nel 2013 esca nuovamente un disco simile. Perché la memoria dei fan “hardcore” è lunga, ma quella degli ascoltatori magari più onnivori e/o giovani no: quindi è importante che opere di questo calibro restino in catalogo. E chi comprò gli originali, e magari una o entrambe le ristampe precedenti, si può tranquillamente mettere il cuore in pace, pensando che si tratta di un’opera di preservazione di un patrimonio altrimenti soggetto a facile consunzione e oblio.



In poche parole, con queste ristampe si gioca sul sicuro si vince sempre. E non ci piove. È un po’ come ristampare (ed è già avvenuto almeno un paio di volte) “Superfuzzbigmuff” dei Mudhoney: ci si deve inchinare di fronte alla Storia, all’Esuberanza Giovanile e ai Prodromi di un genere che ha cambiato il mondo – o una porzione di mondo. Che siano rimasterizzate o meno, poco importa (anzi, la rimasterizzazione probabilmente è più a uso e consumo di chi non conosce i prodotti originali e – legittimamente, per certi versi – è avvezzo a rese sonore più "lavorate", nei limiti del possibile): il loro valore intrinseco è troppo alto per essere anche solo parzialmente intaccato. Resta però una domanda da “vecchio” che mi pongo, così come se la porranno quelli della medesima leva: perché, a parte i due 12”, l’unica aggiunta è il brano tratto da "Sub Pop 200"? Perché, magari, non rispolverare anche i famosi demo del 1985, quelle quattro tracce con Cornell alla batteria e voce? Avrebbero aggiunto un valore assoluto non da poco. Per non parlare dell’orgasmo che sarebbe avere un live – magari un pochino ripulito, visto che si tratterebbe per forza di un bootleg ufficializzato – risalente al periodo 1987-1989...
Bello, ma un piccolo tocco in più l’avrebbe reso indispensabile.
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