«ARTPOP - Lady Gaga» la recensione di Rockol

Lady Gaga - ARTPOP - la recensione

Recensione del 06 nov 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

Premetto che non dovrei nemmeno recensirlo, quest'album, perché, secondo Lady Gaga, le uniche persone autorizzate a esprimere giudizi sulla sua musica sono i fan e gli studiosi. (Ci sono little monsters o music scholars in sala? Nessuno? E allora vi tocca leggere il mio parere su ARTPOP. Prendetelo un po' con le pinze.)
È questo genere di affermazioni a rendere Lady Gaga un personaggio anomalo: una popstar della sua grandezza che pretende di poter controllare cosa si dice della sua musica e delle sue scelte pur facendo una vita non proprio da Kate Bush. Gaga vuole i riflettori puntati su di lei, ma vuole anche manovrarli a suo piacimento in un delirio di onnipotenza. È inebriata dalla fede cieca dei suoi sostenitori, sebbene questi siano spesso più bravi ad alimentare anziché annientare il volume delle critiche dei detrattori.
Anziché dare istruzioni su chi dovrebbe ascoltarla e perfino come (comunicò su Twitter il divieto di usare le casse dei computer), potrebbe ottenere il plebiscito molto più facilmente facendo musica per le masse e canzoni accessibili, ma non le è più concesso: si è rinchiusa in un prodotto che non la autorizza a essere mai meno che esagerata. Eppure, fino a oggi, dal punto di vista musicale, era stata quasi inattaccabile proprio per questa ragione: anche nei suoi brani o video più deboli si avvertiva sempre un impulso creativo straordinario; anche quando non centrava l'obiettivo, il risultato era quantomeno interessante o innovativo.

In ARTPOP, purtroppo, viene a mancare quest'aspetto redentore: dove c'era innovazione, ora si sente solo il peso della responsabilità di essere Lady Gaga; dove poteva esserci una canzone, c'è un esperimento fine a se stesso. È un album frammentario e confuso quanto la sua copertina, e le linee melodiche, che un tempo erano il suo più grande punto di forza, sono annegate in produzioni sgraziate. Si prenda "Aura", quattro minuti in cui convivono, sgomitando, altrettante canzoni appena abbozzate: tra chitarre da Spaghetti Western ed EDM da supermercato, c'è una voce che usa tutti gli stili e i filtri a sua disposizione. Quando il caos si dirada, nel bellissimo verso centrale, Gaga chiede: "Vuoi vedere la ragazza che vive dietro l'aura, dietro il sipario, dietro il burqa?", ma poi torna a nascondersi, insieme alla melodia, nel tendone da circo che si è costruita attorno.
Succede lo stesso nella sequenza dalla traccia 9 alle 12 (che andrebbe tagliata in blocco), dove il fantasma dell'electroclash aleggia su una sfilata di zombi di varia natura (Donatella Versace, will.i.am, David Guetta) e non sembra nemmeno divertirsi troppo. In "Jewels n' drugs", Gaga diventa quasi l'ospite al servizio di tre rapper di serie B in un pessimo esperimento hip hop, mentre in "Venus", Madeon non riesce a ritrovare la freschezza della sua French house e co-produce un singolo poco memorabile oltre che poco radiofonico.




Tuttavia, in chiusura, la domanda posta in "Aura" trova una risposta con tre brani in cui, finalmente, Gaga racconta qualcosa di sé. Non lo fa usando le parole universali che hanno reso importante "Born this way" ed è improbabile che gli ascoltatori potranno riconoscersi nei patemi di una popstar globale, ma si avverte un calore del tutto assente nelle dodici tracce precedenti. In "Dope", Gaga si siede al piano per una sentita (o ben recitata) lettera ai fan; con l'euforica "Gypsy", esamina una vita passata in tourbus e il risultato si avvicina a una delle sue canzoni migliori ("The edge of glory"); nel primo singolo "Applause", che chiude l'album, torna ad analizzare il apporto con la fama reclamando il suo diritto all'ovazione del pubblico. È quel consenso che per ora non le è mancato, ma il potere dei fan, come s'intuisce dai risultati ottenuti con questa campagna promozionale, non è abbastanza nemmeno per lei. Lady Gaga presto dovrà fare i conti anche con altri ascoltatori – quelli casuali, quelli distratti, quelli che non sperimentano il metodo Abramovic – o gli applausi che riceverà saranno sempre più simili a quelli registrati che inserisce lei stessa nelle sue tracce.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.