«LA RACCOLTA DEI SINGOLI - Campetty» la recensione di Rockol

Campetty - LA RACCOLTA DEI SINGOLI - la recensione

Recensione del 17 ott 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Fabio Campetti è uno che sa scrivere dei gran bei pezzi. Prima li scriveva con gli Edwood, poi sono arrivati gli Intercity e oggi… oggi Campetti scrive a nome Campetty. La differenza sta tutta in una “y”. Dettaglio? Sì, ma occhio, perché è proprio qui che ci giochiamo la partita. Per esempio: che cosa fa di un buon pezzo un singolo? I dettagli. Eh. Che cosa trasforma tanti singoli messi insieme in un album vero e proprio? I dettagli. Si lavora sui dettagli quando si scrive, si compone, si produce e si registra; magari non si dorme la notte per sistemare questi benedettissimi dettagli. “La raccolta dei singoli” è esattamente quello che dice di essere: un disco che, sotto un unico titolo, raccoglie un tot di canzoni, dodici in questo caso, talmente buone da poter spiccare. La raccolta. Dei singoli. Scritto da Fabio Campetti, prodotto da Fabio Campetti con il fratello Michele, mixato da Fabio Campetti, suonato da Fabio e Michele Campetti (più Paolo “Mellory” Comini e Gian Nicola Maccarinelli): messa così “La raccolta dei singoli” sembra il disco solista di Fabio Campetti. Eppure c’è quella “y”… la stessa, tanto per dire, di IntercitY. Una “y” che rimanda a un passato che non è del tutto passato, il punto di contatto tra ciò che era e ciò che è. Perché se Fabio oggi compone in questa maniera, è perché alle sue spalle ci sono già cinque dischi (e una vera band); e, credetemi, si sente.



Songwriting unico, originale, pulito. Gusto per la melodia e abilità nello scrivere testi mai banali che rimandano a cose e persone che a loro volta aiutano a entrare nel pezzo; sono tante le citazioni e non sto qui a elencarle perché altrimenti non si finisce più. Tra l’altro Fabio un po’ ce l’ha questa tendenza a “elencare” le cose di cui ci vuole parlare. Il suo è un montaggio analogico a voce, “integrato” dalla relativa colonna sonora: infila una dietro l’altra una serie d’immagini, sensazioni, idee, espressioni (a volte anche colorite), che messe in parallelo generano in testa l’atmosfera giusta. Ti parlano. Nel mentre, chitarra, basso e batteria, quasi a bassa fedeltà (dal gusto un po’ retrò ma dal grande impatto emotivo), allestiscono scenografie e illuminazione; il marchio di fabbrica del Campetty sound. Do It Yourself, la semplicità. La bellezza della sintesi. Cosciente del proprio “io” musicale, Fabio sta affinando sempre di più la forma, in funzione dei contenuti (non per niente adesso pubblica a nome Campetty: eh, i dettagli!). Come si diceva poc’anzi, “La raccolta dei singoli” conta dodici pezzi della durata media di tre minuti secchi, e tutti perfettamente in grado, come ci ha detto Fabio quando l’abbiamo intervistato, di “… fare reparto da soli”. Vogliamo non chiamarli singoli? Tanto che se solitamente, arrivati a questo punto, si prova a spendere una parola su questo o quel pezzo per cercare di guidare in qualche modo l’ascolto, in questo caso l’unica cosa che si può fare è non fare niente. Facile appoggiarsi ai bei singoli per parlare di un disco. Ma quando ce ne sono dodici, come si fa?
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