«BAD LOVE - Randy Newman» la recensione di Rockol

Randy Newman - BAD LOVE - la recensione

Recensione del 10 ago 1999

La recensione

Se un attacco come “Questo è uno dei dischi dell’anno” vi può sembrare scontato o trionfalistico, fate finta di non averlo letto. Se proseguire dicendo che con “Bad love” Randy Newman firma un “consuntivo della sua vita artistica” di certo non vi entusiasma o, peggio, vi fa pensare che il rapporto che corra tra chi scrive e la casa discografica dell’artista in questione sia ‘lubrificato’ da ben valide motivazioni, passateci pure sopra. A ben pensarci, sono definizioni un po’ di maniera, che possono lasciare il tempo che trovano anche all’interno di una recensione. L’importante è che non tralasciate di ascoltare per davvero questo disco, in cui Randy Newman ha messo, per l’ennesima volta, tutto se stesso. In “Bad love” troverete non solo l’autore pop (“Shame”, “The one you love”), ma anche il fine compositore di colonne sonore e di musical (“My country”, “The great nations of Europe”), il conoscitore di jazz e vaudeville (“Better off dead”, “I want everyone to like me”) e l’artefice di momenti intimi degni della migliore canzone americana (“Everytime it rains”, “I miss you”, “Going home”). Incontrerete ancora una volta personaggi stravaganti e un po’ alienati, alle prese con varie forme di bad love, che sia quello tutto televisivo di “My country” o quello poco dignitoso del vecchio potente per la young&pretty di turno raccontato in “Shame”, quello autoreferenziale e tipico dell’enterteinment che esplode in tutta la sua carica satirica in “I’m dead”, o quello che si vive nel ricordo in “I miss you”. Ottimamente prodotto da Mitchell Froom e Tchad Blake, “Bad love” è un album di perfetto songwriting, composto da 12 gioielli tutti dello stesso valore, per forgiare i quali sono necessarie capacità da grande artista. In un solo album Newman ripercorre un po’ per gioco, un po’ per necessità, tutta la sua carriera musicale incrociandola con la storia della canzone americana degli ultimi 50 anni, e da questo doppio scambio di binari viene fuori un disco lieve e perfettamente limato, anche se pieno dell’originalità fuori dai canoni che del suo autore rappresenta il marchio di fabbrica. Vi chiedete se si può scoprire un autore quando ormai ha 56 anni? La risposta è sì, se non lo conoscete: perché Randy Newman è già un classico e con questo disco lo diventerà ancora più.
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.