«LATER… WHEN THE TV TURNS TO STATIC - Glasvegas» la recensione di Rockol

Glasvegas - LATER… WHEN THE TV TURNS TO STATIC - la recensione

Recensione del 10 set 2013 a cura di Valeria Mazzucca

La recensione

"Rabbia… rifiuto…quando il mondo tenta di rubarti una parte della tua vita non puoi far altro che proteggerla, come sei ti trovassi in un tornado", questo è il biglietto da visita con cui James Allan ha presentato il primo estratto dal nuovo progetto dei suoi Glasvegas . Non è difficile intuire dove tutto il resto dell'album andrà a parare.
La band di Glasgow ha raggiunto la terza tappa: partiti in quarta con l'album eponimo (2008), avevano dato del lungo agli allora emergenti colleghi del rock britannico diventando i beniamini di molti (uno su tutti: Eddie Vedder). Cadute ed inciampi di percorso - cercare sotto la voci "overdose" e "scampato per miracolo" per approfondimenti vari sulla vita del leader - hanno poi portato al conseguente abbandono di tristezze e strazi degli albori, per guardare a orizzonti leggermente più rosei e luminosi. Ed ecco il secondo disco "Euphoric /// Heartbreaker \\\" (2011), nato dopo il trasferimento della band a Santa Monica e da tutti i benefici che derivano dal Golden State.
Ma, evidentemente insito nel loro DNA scozzese, il tormento interiore ha bussato alla porta di Allan e ha rivendicato i suoi sacrosanti diritti. Questa potrebbe essere la plausibile genesi di "Later… When TV turns static". Che si apre con l'omonima traccia, che subito mette al bando l'euforia che li aveva presi per mano nel disco precedente. Dritto e al punto giusto modulato sul crescendo di cori trasognati e delicati, il brano è effigiato con forza dalla malinconica voce del cantante. Tutto bene, se non fosse che già a 4 minuti dall'inizio i Glasvegas hanno calato praticamente tutte le carte che avevano in mano.
Buona parte delle canzoni seguono un po' il destino della band: incipit decisi e d'effetto che lasciano ben sperare; attacchi che frenano gli entusiasmi e uno svolgimento assai poco convincente. Così è "Youngblood", nonostante il tentativo di redenzione finale; così sono "Secret truth" e "Neon bedroom".



Per pezzi come "Choice" e "I'd rather be dead (Than be with you)" - un titolo che è tutto un programma, verrebbe da dire - si sfoderano pianoforte e tutto il dispiacere di questo mondo. Ma comunque mancano di quel "qualcosa" in grado di raggiungere le corde più profonde dell'ascoltatore. Rimpastando il tutto, "All I want is my baby" "Magazine" e "Finished sympathy" finiscono dentro il calderone senza insaporire troppo la zuppa. Hanno forse il pregio di allungarla un po', rendendola meno spessa e concentrata.
Per "Later…When the TV turns static", i Glasvegas hanno reciso il contratto con la precedente casa discografica (ora escono per BMG rights): il primo risultato concreto è stato il singolo "If", ottava traccia del disco, che gode di tutto il processo di rilancio del gruppo. D'impatto, compatto e ben pensato, la canzone porta in sé il carattere forte e incisivo degli albori. Un piccolo mondo a sé, insomma.
E' chiaro che questo terzo cd, il sole, le stelle, il grandi sogno li ha lasciati per strada, come vecchi giocattoli che hanno ormai stufato. Lungi dal dire che dall'oscurità e dalle pene non nasca nulla di buono, anzi, ma "Later…" suona rimane sulla soglia del perenne lamento. Allan sembra urlarci che la crisi non è ancora finita e che forse non se n'era mai andata via. Pensandoci bene vien da chiedersi piuttosto, se ci sia mai stata un po' di allegria.
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