«SIBERIA (EDIZIONE DELUXE) - Diaframma» la recensione di Rockol

Diaframma - SIBERIA (EDIZIONE DELUXE) - la recensione

Recensione del 23 set 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ difficile esagerare l’importanza di questo disco nella storia della musica italiana. E’ comprensibile, quindi, che “Siberia” arrivi alla quinta ristampa espansa: è uno di quei dischi che se lo meritano. Questa volta l’occasione è il trentennale, celebrato con un largo anticipo di 15 mesi - l’album uscì nel dicembre del 1984. E cambiò le vite di molte persone. Un lampo, uno squarcio su altri mondi non solo musicale, in un’epoca in cui l’accesso agli altri mondi era molto, molto più complesso di ora, soprattutto se vivevi in provincia: lo racconta bene lo scrittore Nicola Lagioia nelle note di copertina di questa nuova edizione, che arriva in una combinazione vinile+CD.
Il 1984, dicevamo: qualcuno che cerca e trova, con fatica, una via italiana al rock, in un periodo in cui si cantava soprattutto in inglese. E che via: le parole, la scrittura di Federico Fiumani, una delle migliori penne musicali che abbiamo mai avuto in Italia. Ascoltare oggi il disco fa uno strano effetto: perché la poetica di Fiumani conserva tutta la sua forza, ma il suono è inscindibilmente legato a quell’era, a quella new wave fatta di bassi melodici, chitarre con l’eco e voci profonde. Un suono che allora era potentissimo, rispetto alla musica che gira intorno, “un album che poteva giocarsela con i migliori post-punk prodotto oltre confine”, come scrive giustamente Lagioia, usando il tempo passato.
Recentemente pure i Litfiba hanno rispolverato quel suono, portando in tour la “Trilogia” che cominciò qualche mese dopo con “Desaparecido” (giugno 1985). Dopo essersi incrociate direttamente sull’EP “Amsterdam” (canzone di “Siberia” che venne riarrangiata e suonata assieme dalle due band - quella stupenda versione purtroppo viene non inclusa qua, ma era nelle ristampe precedenti). Poi le band presero traiettorie diverse. Nella carriera dei Diaframma prevalse l’ethos rock di Fiumani, assoluto e senza sconti per nessuno, nemmeno per la band di cui, dopo qualche anno, divenne anche cantante. Nei Litifiba prevalse l’ambizione. E, il resto, è storia, letteralmente.
Di questa ristampa si parla da tempo; originariamente era nei piani una reunion con la voce di Miro Sassolini (che cantò per la band fino alla fine del decennio) per una riesecuzione dell’album di cui poi non si è fatto niente. Alla fine, nella ristampa è compreso un concerto del gennaio 1985 a Modena (incluso sul CD, dopo l’album originale, che appare nella rimasterizzazione del 2006). E soprattutto è incluso un inserto di 16 pagine a colori, un collage che raccoglie recensioni, interviste del tempo (ma anche successive), dal Mucchio Selvaggio (Federico Guglielmi, che seguì la band da subito) a Rockerilla (il compianto Alessandro Calovolo: chi leggeva le riviste musicali al tempo ben si ricorderà le sue recensioni dalla prosa poetica e svolazzante), a fanzine varie. Uno spaccato di archeologia del rock italiano, che cercava di affermare il proprio spazio non solo attraverso la musica, ma attraverso il racconto a parole di tutti, recensori e artisti. E attraverso il racconto delle foto: completi e giacche tra l’elegante e l’informale, sguardi intensi, accigliati. Elementi apparentemente inconciliabili, ma che i Diaframma riuscirono ad unire in maniera fantastica, come fecero nella musica di questo album.
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