CON VOI

Sony (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5
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di Paola De Simone

Questa non è la recensione di un disco, ma di un progetto che lo sarà presto – per evidenti ragioni contrattuali con la Sony - e che a oggi conta sei canzoni. Ma magari mentre leggete sono già lievitate a sette, perché questa raffica di nuovi brani a firma Claudio Baglioni - che hanno inondato le radio e conosciuto i vertici di vendita su iTunes - non ha certo l’aria di essere al capolinea. Ma facciamo ordine ed entriamo nel dettaglio: lo scorso 18 maggio, il cantautore romano ha lanciato un primo singolo intitolato “Con voi”. E fin qui tutto nella norma, se non fosse che quel singolo ha dato il titolo anche a un’idea ampia e tuttora indefinita, che prevede pubblicazioni di canzoni con relativi videoclip e performance sparse. Il tutto con la promessa di chiudere l’esperienza nel 2014, con un tour in coda. Così dal 18 maggio, di settimana in settimana, Baglioni lancia singoli come monetine ed è sulla bocca di tutti. Se voleva essere un’idea promozionale – non che Baglioni ne avesse bisogno - non si può certo dire che non abbia fatto centro, ma se l’intenzione era quella dichiarata di cavalcare la contemporaneità cercando di sorpassare in maniera originale l’ormai tramontata era del disco, sarebbe stato forse opportuno adeguare ai tempi anche le canzoni, dando loro una necessaria spolverata. Lo diciamo con tutto il rispetto che Baglioni merita e di cui apprezziamo il lungo sforzo fatto negli anni in un instancabile lavoro di ricerca sonora e soprattutto testuale, ma queste nuove canzoni – pur d’indubbio gusto - mancano di rinnovamento e modernità. A partire dal linguaggio, che risulta poco comunicativo e più proteso a elaborare disinvolti giochi di parole (“non c’è un luogo dove non c’è un rogo”, “nuda proprietà o propria nudità”…). Sono passati esattamente dieci anni dall’ultimo album di inediti di Baglioni (“Sono io, l’uomo della storia accanto”, 2003) - nel mezzo ci sono state antologie, live, cover e qualche nuovo brano a tema - ma quello che ritroviamo oggi è un Baglioni già sentito, che ama raccontarsi e rapportarsi al suo passato (“Chi ci ammazza”), che va via per il solo gusto di tornare (“Con voi”), un Baglioni che usa cani e cavalli per raccontare malinconie e bellezze (“L’ultima cosa che farò”, “E chi ci ammazza”), che intreccia vita e amore con tanta poesia e poca realtà (“E noi due là”) e che ama il suo pubblico per vanità e solitudine (“Con voi”). Ma, con piacere, ritroviamo anche il Baglioni che ha sempre stupito - e ancora lo fa - per estensione vocale e sensibilità (“Isole del sud” fa il paio con gli innegabili sforzi fatti in tema di immigrazione e diritti umani attraverso la fondazione O’scià). C’è tutto questo nelle nuove sei canzoni, ma purtroppo poco di più. Anche le melodie e gli arrangiamenti non presentano tracce di rinnovamento, sempre fedeli ormai a un pop d’autore adornato di pompose scelte semi-orchestrali e modeste punte di rock. Finisce così che questi nuovi brani appaiono decisamente più proiettati al passato che alla contemporaneità che vorrebbero cavalcare: “E noi due là”, per esempio, sembra uno spin-off di “Quei due” del 2003 - e forse lo è – mentre “Dieci dita” contiene addirittura tracce di “A whiter shade of pale” dei Procol Harum. Roba di fine anni 60.



Non fraintendeteci, però, questa iniziativa di Claudio Baglioni ci vede comunque favorevoli, perché coscienti che ci voglia più coraggio a tentare la modernità che ad arrendersi a un’ispirazione che latita. E anche se pubblicare canzoni invece di dischi non è certo un’idea innovativa – mai sentito parlare dei 45 giri? – non si può far a meno di apprezzare la volontà di esserci, qui e ora.