«FORMIGOLE - Toni Bruna» la recensione di Rockol

Toni Bruna - FORMIGOLE - la recensione

Recensione del 28 giu 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Senza girarci troppo intorno: “Formigole” di Toni Bruna è, molto probabilmente, una delle cose migliori sentite quest’anno. Non dico la migliore in assoluto perché prima di mettere in cantina il 2013 manca ancora qualche mese, ma posso comunque affermare con una discreta sicurezza che sarà difficile trovare qualcosa di più bello da qui a dicembre. Certo, mi rendo conto che il mio è un po’ un azzardo, come mi rendo conto che sparare un giudizio per direttissima in apertura forse non è la mossa più furba di questo mondo; perché, adesso, chi ve lo fa fare di andare avanti a leggere? Tanto già lo sapete che “Formigole” è un bel disco, ed è questo ciò che conta no? Tutto il resto è fuffa. O No? Il fatto è che mi sono trovato, subito dopo averlo ascoltato, in una situazione un po’ particolare. “Formigole” è un disco essenziale. Un disco di cantautorato folk ridotto all’osso, e, per giunta, cantato in dialetto triestino. Dieci pezzi in totale. Il suo autore, Toni Bruna, di professione fa il falegname. In realtà non è propriamente corretto dire che Toni Bruna di professione fa il falegname; messa così sembra che faccia solamente il falegname. Evidentemente però, oltre a piallare, scrive anche canzoni. Canzoni materiali, solide, vere e profumate tanto quanto il legno che di solito maneggia. A queste persone non la racconti; con queste persone vai al punto e stop. Ed ecco perché parlare di un disco come questo è una faccenda diversa. Perché ti senti in dovere di abolire qualsiasi giro di parole, qualsiasi forma barocca o neoromantica di approccio critico. “Formigole” è un lavoro emotivo, un’opera intima, personale. Pochi tocchi di chitarra, arrangiamenti curatissimi, dettagli da capogiro, una voce spesso accennata che racconta storie che il dialetto fa sembrare di un’epoca così lontana… Un piccolo mondo antico. Unico.



“Formigole”, in italiano “Formiche”, è il “Crêuza de mä” di Toni Bruna. Non trovo un modo più valido per rendergli giustizia. Un disco completamente avulso da tutto ciò che ci stiamo abituando a sentire; un disco che richiede tempo e cura e pazienza per essere vissuto, perché è con tempo, cura e pazienza che è nato. Come un romanzo. Toni il suo modo di fare musica preferisce non inquadrarlo, e di rimando, non ama inquadrare se stesso. Non vuole essere chiamato artista, quanto più artigiano. Parole sante. Dice che il suo è un folk sì, ma folk immaginario. Perché, per definizione, frutto dell’immaginazione, della sua immaginazione, per quanto profondamente ancorato alla realtà. “Formigole” è precisamente Toni Bruna; i suoi occhi, la sua bocca. La rappresentazione (pastosa, olio su tela) del suo viso e di quello che ci sta dietro. Inutile andare a pescare un pezzo piuttosto che un altro: come ho detto sono dieci in totale e portano via poco più di una mezzoretta; messo il primo si arriva all’ultimo, di filata e senza pause. Fate questo benedetto sforzo. La ricompensa è tornare finalmente ad apprezzare l’incredibile bellezza della semplicità. Perché questo è un disco quasi perfetto, destinato a raggiungere la piena realizzazione solamente col passare del tempo. Emozionante, denso, pieno, malinconico, tanto sincero da essere disarmante; a suo modo un’opera estrema.

Senza girarci troppo intorno: “Formigole” di Toni Bruna è un disco bellissimo.

Titoli di coda: “Formigole” è stato registrato e mixato da Toni Bruna e Abba Zabba, a Campedei e Trieste. Masterizzato da Marcus Rossknecht, City Chalet, Berlino. Tutta la base del disco, chitarra e voce, è stata registrata assieme al musicista e produttore triestino Abba Zabba in una casa isolata sulle Prealpi Bellunesi. Su quel materiale Toni Bruna ha prodotto e registrato il resto del disco, in una soffitta di via Rossetti a Trieste. Hanno suonato assieme a lui: Marco Abbrescia le parti di contrabbasso con l’arco, Alessandro Martini quelle di contrabbasso pizzicato, ukulele e in “Pai de la luce” le seconde voci, Massimo Tunin alla tromba e nella titletrack, al glockenspiel.
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