«THE WEIGHT OF YOUR LOVE - Editors» la recensione di Rockol

Editors - THE WEIGHT OF YOUR LOVE - la recensione

Recensione del 28 giu 2013 a cura di Rossella Romano

La recensione

Le relazioni sentimentali sono da sempre l'argomento più gettonato in qualsiasi genere e forma musicale. E anche noi, da esseri pensanti e pregni di sentimenti, non possiamo non interrogarci su quale sia il peso che l'amore ha nelle nostre esistenze. Questa domanda se la sono posta anche gli Editors nel loro nuovo album, il quarto della loro carriera, pubblicato dopo quatto anni di successi, turbolenze, dipartite e nuovi arrivi. "The weight of your love" è un disco d'amore non tradizionale poichè si pone su quella linea sottile tra ebbrezza del sentirsi completi e il profondo dolore. Del resto "Love kills", diceva il buon Freddie Mercury. La nuova fatica in studio di Tom Smith e soci si distanzia in maniera consistente da "In this light and on this evening", in cui il synth e le sonorità in stile >a href="http://www.rockol.it/artista/Joy-Division">Joy Division erano assolute protagoniste.
In questo lavoro, invece, le chitarre sono sovrane, curatissime in ogni loro aspetto e la maggior parte delle canzoni è stata registrata in presa diretta. Le sonorità sono calde, di ampio respiro egli archi rendono le melodie delicate e fluide, come una carezza regalata per dare conforto ad un animo turbato dalla potenza dell'amore. Il disco si apre con "The weight", brano intenso in cui la voce di Tom è intensa più che mai: un'introduzione che ben coglie i lati più oscuri sia dei suoni che dei testi. Si prosegue con "Sugar", brano che colpisce dritto allo stomaco. Smith canta "It breaks my heart to love you", in tanti casi il peso dell'amore è proprio questo: riuscire a sostenere la forza di un sentimento così potente da trovarsi, alla fine della storia, sfiniti. Il terzo pezzo della tracklist è il singolo che ha anticipato il disco, "A ton of love": melodia ritmata, in crescendo, è un tocco potente dopo due brani molto riflessivi. Una canzone da viaggio, mentale e fisico con riferimenti a R.E.M., U2 e molto rock anni '90. Si prosegue poi con "What is this thing called love", brano che scava nel profondo e impreziosito dal falsetto di Tom, che si è cimentato in note altissime per la prima volta, e con "Honesty", in cui i cori sono protagonisti insieme al ritmo scandito dalla batteria, delicata ma decisa. Gli archi di "Nothing" rendono la melodia del pezzo ispirata come non mai. La brezza del mattino che accarezza il volto, quella sensazione di felicità tanto forte quanto labile, che ti venire voglia di urlare, tanto ti pervade. "Ogni discorso con te suscita la gioia in me”, canta Tom. Ci sono poi "Formaldehyde", in cui la chitarra e la batteria si fondono in un connubio perfetto, e "Hyena", in cui la disillusione e la delusione provata verso chi si è amato tanto sono accompagnati da un sound pieno e coinvolgente. "Two hearted spider" è una ballad onirica e sognante,lieve e molto morbida mentre "The phone book" è melodicamente vicina ai ritmi country e blues, con chitarra acustica e voce graffiante. Il disco si chiude con "Bird of prey", tante chitarre e cori su una melodia leggermente più pop rispetto al resto del disco.
Sicuramente "The weight of your love" è un disco riflessivo e davvero ben ponderato dalla band. "Parlare d'amore è come ballare sull'architettura", ma gli Editors lo hanno saputo fare a dovere.
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