«KVEIKUR - Sigur Ros» la recensione di Rockol

Sigur Ros - KVEIKUR - la recensione

Recensione del 17 giu 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Quante cose possono cambiare in un solo anno? Potenzialmente moltissime. La vita si può trasformare in dodici mesi, anche se spesso per mutamenti radicali può occorrere molto più tempo.
Bene, ai Sigur Ros un anno è stato più che sufficiente per modificare tante cose. Prima l'addio dello storico tastierista Kjartan Sveinsson, che decide di abbandonare il progetto per cercare nuovi stimoli. Poi (forse anche come conseguenza dello scossone nella line-up) un netto cambio di sound.
Già, perchè se in “Valtari” (uscito a maggio del 2012) il sound della band islandese si era spostato in una direzione più ambient e rarefatta, con pochi spazi per chitarre ed esplosioni sonore, in “Kveikur” Jonsi e soci hanno scelto di virare ancora una volta direzione.
Il settimo capitolo discografico dei Nostri appare fin dai primi ascolti una decisa presa di posizione rispetto al suo predecessore: più distorsioni, più elettronica, ma soprattutto più accessibilità. I Sigur Ros hanno deciso di autoprodursi e di intraprendere una strada più 'leggera' rispetto al recente passato: ad esempio sono solo due i brani (i primi in scaletta) a superare i sei minuti di durata.
Proprio l'iniziale “Brennisteinn” fa intuire da subito il cambio di marcia: chitarre prepotenti, andamento rock e percussioni industriali.



Con “Ísjaki” i Nostri tornano a farsi più pop e solari come ai tempi di “Með suð í eyrum við spilum endalaust”, mentre nella bellissima “Yfirboro” il suono torna a dilatarsi e si sogna ad occhi aperti , ricordando il fortunato “()”. Tornano quasi alla mente i Coldplay più in forma in “Stormur” e “Rafstraumur”, brani decisamente pop, mentre nella title-track tornano ad essere cattivi, scuri ed elettronici, con un pezzo che si segnala tra i più convincenti del disco (ed anche della loro recente produzione). Si chiude con “Var”, che è invece un ritorno alla rarefazione di “Valtari”, tutto piano e violini, perfetto per una chiusura downtempo. Con “Kveikur” (che in islandese significa 'stoppino') i Sigur Ros hanno voluto mostrare i muscoli. Mostrare il loro lato più potente ed allo stesso tempo giocoso: in un solo anno sono tornati con un disco completamente diverso dal precedente. Migliore? Peggiore? E' semplicemente nuovo, ma sempre di grandissima qualità. E sono passati solo 365 giorni. Non è da tutti.
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