«RAINGODS WITH ZIPPOS - Fish» la recensione di Rockol

Fish - RAINGODS WITH ZIPPOS - la recensione

Recensione del 07 ago 1999

La recensione

Eroi degli anni ’80 ritornano. All’indomani dalla sua dipartita dai Marillion erano in molti a pensare che Fish avrebbe fatto mangiare la polvere ai suoi indegni compari e a ereditare il trono di “neo Peter Gabriel del progressive” che il refrattario cantante dei Genesis aveva lasciato scoperto troppo presto per flirtare con Fripp ed Eno. E invece no: tempo un paio di album e ci si è accorti che la questione relativa al “materiale” da incidere pesava drammaticamente sul bilancio artistico di Fish. Niente canzoni, niente gloria, anche se lui ce la metteva tutta per dare lustro a roba che lustro non aveva. Scarti di progressive venati di pop, qualche graffio di passione, poi si sceglie di giocare la carta dell ‘album di cover, ma neanche questa sembra funzionare. Fatto sta che Fish parte da solista alla fine dell’89 e nel ’93 è già storia. Almeno per l’industria, visto che i suoi numerosi fans – per i quali riveste il ruolo di un vero e proprio cult-hero – non lo abbandonano per un attimo. Per loro Fish fonda la sua etichetta, la Dick Bros, per loro continua ad incidere dischi irreparabilmente discontinui, propagandati attraverso una rete fitta di comunicazione con gli appassionati del mai dimenticato prog-rock. In questa altalenante carriera si arriva così alla pubblicazione di “Raingods with zippos”, l’album di quello che dovrebbe essere un ritorno in grande stile dopo un periodo segnato da vicissitudini personali e lavorative, come lo stesso Fish sottolinea nelle note interne al booklet. Diciamo subito che l’album non brilla per creatività: però, passata la delusione dopo il primo ascolto, si fanno i conti con quello che c’è, e si scopre che, in definitiva, poteva andare molto peggio. “Raingods with zippos” è un album uniforme, maggiormente sbilanciato verso il rock’n’roll rispetto ad altre produzioni di Fish, e trae forza e valore proprio dal suo obiettivo dichiarato di essere un album di rinascita. E’ come se la voce di Fish prendesse confidenza e si ambientasse ascolto dopo ascolto, chiedendo soltanto di essere ascoltata fino alla fine del viaggio. “Raingods with zippos” non può permettersi si aprire nuovi scenari di pubblico all’ex-vocalist dei Marillion, né riportarne la vicenda artistica sotto la luce dei riflettori, ma tutt’al più allietare per qualche ascolto i suoi incrollabili fans, forse tuttora in attesa del suo album capolavoro che egli continua caparbiamente a negarsi e a negargli.
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