Tricky - FALSE IDOLS - la recensione

Recensione del 29 mag 2013 a cura di Ercole Gentile

Voto 7/10
Diciamoci la verità, è da ormai un decennio che Tricky non riesce a pubblicare un album di alto livello. Neanche di basso, se è per questo. “Vulnerable” del 2003, “Knowle West Boy” del 2008, “Mixed race” del 2010. Tre lavori che non si possono bocciare, ma che, a parte qualche episodio sparso, non hanno certamente fatto impazzire i fan del producer di Bristol, uno dei creatori del trip-hop nei primi anni Novanta insieme ai 'compari' Massive Attack e Portishead. “False idols” sembra però avere qualcosa di diverso. Sarà che per la prima volta esce per l'omonima etichetta dello stesso musicista inglese, sarà che non ci sono stati produttori esterni a mettere mano al disco, ma il decimo capitolo discografico del folletto britannico sembra possedere un positivo alone di autenticità, di onestà intellettuale ed artistica. Nella tracklist compaiono quindici brani, numero che a prima vista potrebbe far storcere il naso: in realtà solo cinque pezzi superano i 3 minuti. Una scelta azzeccata perchè “False idols” scorre che è un piacere. Il sound del Nostro è sempre notturno, cupo, ma stavolta torna a percorrere con grande classe i territori trip-hop anni Novanta, senza grandi rivoluzioni, ma riuscendo in qualche modo a risultare attuale e mai noioso. Vero.




Gli episodi migliori sono quelli più malinconici e grigi, anche se è davvero l'intero album a convincere. Su tutti: la stupenda “Nothing's changed”, cinematica ed elettronica con la voce di Francesca Belmonte (cantante londinese di origini italiane, già presente in “Mixed race”) accarezzata da quella rauca di Tricky; la miscela dubstep-rock-etno di “Does it”, la notturna e algida “I'm ready” e la bellissima tensione industriale di “Passion of the Christ”. Ecco, “False idols” è la Passione di Tricky. Un musicista tormentato, dal talento enorme, che tra alti e bassi è arrivato con grande dignità ad attraversare ormai vent'anni di musica. Sbagliando, ma spesso in buona fede, per restare fedele a sé stesso a costo di uscire dal music-biz 'che conta' ed al quale ora guarda con grande tristezza, come si evince fin dal titolo del disco: “Ti immagini che vuol dire essere Rihanna? - ha dichiarato in una recente intervista - Lascia perdere la musica, considera solo la vita che fa, i suoi interessi… Pensaci bene: deve essere qualcosa di terribile”. Amen.

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